Firenze, omicidio di Ashley Olsen: la difesa di Cheik Diaw contesta la ricostruzione del delitto

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Le conclusioni della consulenza medico-legale dei dottori Martina Focardi e Marco Palandri, incaricati dalla Procura di Firenze di fare luce sul decesso della 35enne americana Ashley Olsen parla chiaro: la donna è stata strangolata ed è deceduta per asfissia tra le 12 e le 12.30 dell’8 gennaio scorso.

O meglio, il decesso dovrebbe essere collocato tra le 9.00 e le 15.00 di quel giorno, ma l’analisi della temperatura corporea e dell’umor vitreo indicano come più probabile il breve lasso di tempo tra le 12 e le 12.30.

Alla luce di questa precisazione la Procura ha confermato che la ricostruzione degli inquirenti non viene modificata e che la responsabilità del delitto continua ad essere attribuita al 27enne senegalese Cheik Tidiane Diaw, arrestato pochi giorni dopo il delitto e reo confesso di aver trascorso la notte insieme ad Ashley Olsen nell’appartamento di quest’ultima in via Santa Monaca a Firenze e riaverla spintonata violentemente, facendola cadere a terra, nella mattinata dell’8 gennaio, dopo che Olsen lo aveva cacciato di casa dopo un rapporto sessuale.

Sono gli avvocati del giovane, però, a sostenere che queste conclusioni cambino tutto: Cheik Tidiane Diaw, infatti, ha lasciato l’abitazione della donna alle 11.30 di quella mattina, come confermato dalle telecamere che lo hanno ripreso mentre percorreva via dè Serragli e, alle 11.55, mentre salive su un taxi in piazza del Duomo.

Secondo quanto riferiscono i due difensori di Cheik Diaw, gli avvocati Federico Bagattini e Antonio Voce, è possibile che qualcuno si sia introdotto nel monolocale della donna subito dopo l’uscita di scena di Diaw e che l’abbia uccisa approfittando del fatto che fosse indebolita dalle lesioni riportate alla testa e dall’uso di alcol e droga.

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