Reggio Calabria: condizionavano l'economia della città, 7 arresti per 'ndrangheta. Sequestrati 34 mln

Aggiornamento 15:30 - Tra i sette fermati nell'operazione Fata Morgana di oggi spicca il nome di Paolo Romeo, avvocato ed ex parlamentare, già condannato in passato per concorso esterno in associazione mafiosa a cinque anni di reclusione nel processo Olimpia. “Esponente dell’estrema destra sin dagli anni ’70, allorché militava in Avanguardia Nazionale, anello di congiunzione tra la mafia reggina e la politica, massone, ritenuto anche legato a settori dei servizi segreti” dicono gli inquirenti a proposito di Romeo. “Trascorrono gli anni, mutano gli scenari politici, i dirigenti della pubblica amministrazione, gli imprenditori, si rinnova anagraficamente la classe dirigente ma è disarmante constatare come Paolo Romeo mantenga il suo ruolo baricentrico nel governo reale delle dinamiche cittadine. Seppure la sagacia criminale dell’uomo lo abbia portato a progressive sofisticazioni volte a rendere meno ingombrante ed imbarazzante la sua presenza in siffatte dinamiche, occultandola sotto la veste di rappresentante di improbabili associazioni ovvero dietro incarichi di consulenza che celavano vere e proprie cessioni di sovranità da parte di chi gli conferiva il mandato" scrivono i magistrati.

Sono sette gli arresti compiuti questa mattina a Reggio Calabria in una operazione contro un presunto cartello criminale, composto da appartenenti alla 'ndrangheta e professionisti, in grado di condizionare il regolare svolgimento delle attività economiche e imprenditoriali. Oltre ai fermi sono state sequestrate 12 società e beni per un valore di circa 34 milioni di euro.

Tra i fermati figurano imprenditori, avvocati e commercialisti. I reati contestati a vario titolo sono associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, intestazione fittizia di beni, sempre aggravati dalle modalità “mafiose”. Sarebbero invece indagati a piede libero la bellezza 34 amministratori pubblici di cui per ora non si conoscono i nomi.

Il gruppo secondo l'attività investigativa esercitava il suo potere di soprattutto nel settore della grande distribuzione alimentare, sfruttando anche pubblici amministratori compiacenti secondo le indagini di militari della Guardia di finanza del comando provinciale reggino.

Le indagini, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia della procura di Reggio, hanno fatto emergere che le rete di professionisti e imprenditori al servizio dei clan era capace di indirizzare le sorti di rilevanti settori dell’economia cittadina.

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