Soha, schiava del sesso obbligata a 40 rapporti al giorno

Era giunta a Beirut, in Libano, con la promessa di un lavoro ma una volta arrivata dal suo paese, la Siria dilaniata dalla guerra, è stata costretta a prostituirsi e tenuta prigioniera in un bordello a nord della città.

È la storia di Soha, 26 anni, una delle tante donne siriane vittime dello sfruttamento sessuale. La ragazza è stata attirata nel Paese dei cedri dai suoi aguzzini: le avevano fatto credere che avrebbe lavorato come cameriera invece è stata venduta a un giro di prostituzione e obbligata ad avere rapporti con almeno 40 clienti al giorno.

Il comandante Joseph Moussallem, portavoce delle forze di sicurezza interne del Libano, spiega così il fenomeno delle donne, soprattutto siriane, attirate in Libano con l'inganno e poi obbligate a prostituirsi: "Le fanno arrivare qui promettendo lavori in ristoranti, ma non appena arrivano, vengono rinchiuse, portano via loro i documenti e i cellulari, tagliandole fuori dal mondo esterno".

Solo quattro mesi fa Soha è riuscita a fuggire lasciandosi alle spalle quell'incubo: "Le ragazze dovevano lavorare con o senza preservativo. Se si rifiutavano di dormire con un cliente senza preservativo al mattino venivano immobilizzate su un tavolo e frustate o picchiate con tubi di plastica" racconta la ragazza, le cui parole sono riportate da Askanews.

Quando le autorità hanno fatto irruzione nell'edificio che ospitava il bordello sono state liberate almeno 75 donne, la maggior parte siriane. A capo della rete di sfruttamento sessuale, una della più vaste scoperte nel paese negli ultimi anni, c'è un ex ufficiale dei servizi segreti siriani, tuttora ricercato.

Gli sfruttatori rischiano fino a 15 anni di carcere ma come denuncia l'Ong Kafa (Basta!): "Da una parte la legge condanna e punisce i trafficanti di esseri umani. Dall'altra parte la prostituzione è considerata un reato, quindi come può una donna denunciare gli abusi che subisce?".

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

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