Stragi del '92, Riina Junior sapeva: "la decisione fu abbattiamoli"

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Dopo la discussa intervista di Bruno Vespa al figlio di Riina, che secondo Roberto Saviano conterrebbe messaggi mafiosi non decodificati dal giornalista, il quotidiano Repubblica ha pubblicato un'intercettazione del 2001. L'audio della registrazione, a differenza di quanto emerso a Porta a Porta, fa intendere chiaramente che Salvo Riina era a conoscenza delle stragi del '92, quelle che portarono alla morte dei giudici Falcone e Borsellino.

"Ci mettono ancora i fiori a 'stu cosu". Queste le parole il figlio di Totò Riina, Salvatore Giuseppe, commentando, in un'intercettazione, il monumento alla memoria di Falcone. Mentre era in auto, proprio nel tratto di strada dove venne ucciso il giudice e gli agenti della scorta, il figlio del boss parla con un amico delle stragi e dice: "un colonnello deve pigliare una decisione. E la decisione fu quella: abbattiamoli".

Sempre nell'intercettazione, Riina junior dice: "Nel '92 a maggio ci fu 'sta strage, a luglio l'altra. E poi giustamente a gennaio a mio padre l'arrestarono". Allora l'amico replica: "E quindi chi è da fuori dice: sbagliarono". Ma Riina non è d'accordo con questa interpretazione: "Bravo, invece non è vero. Perché noi le corna le facevamo a tutti i compagni e dirgli: 'qua in Sicilia ci siamo noi'. Forse da là sopra in poi ci siete voi ma 'ca semu nuatri'".

Durante la puntata di Porta a Porta, Riina junior ha detto non sapere nulla delle stragi. Ed ha aggiunto: "Ho rispetto per i morti, tutti".

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