La tangentopoli del fisco: arresti in tutta Italia

Esplode un nuovo caso di corruzione: 13 arresti solo a Roma.

Members of the Italian Guardia di Finanza take part in the changing of the guard in front of the Quirinale Palace, the presidential palace, on November 14, 2010 in Rome. AFP PHOTO / TIZIANA FABI (Photo credit should read TIZIANA FABI/AFP/Getty Images)

Una nuova tangentopoli esplode in Italia. E questa volta il nome che le viene dedicato da Repubblica - che ha lanciato l'inchiesta - è tangentopoli del Fisco. Da nord a sud sono stati arrestati giudici, avvocati, commercialisti, professori universitari e imprenditori: tutti accusati a vario titolo di un commercio sotterraneo che aveva il solo scopo di sottrarre milioni di euro allo Stato.

Il settore della giustizia che è stato colpito è quello dei contenziosi tributari. Spiega la Repubblica:

Strutturato su due livelli di commissioni, provinciali per il primo grado e regionali per il secondo, la giustizia tributaria è un sistema di potere solidissimo. Una cerchia chiusa di magistrati, in maggioranza privati, onorari, chiamati nel 2015 a decidere su oltre 581mila contenziosi, per un valore globale di 50 miliardi di euro. Un tesoro affidato alle decisioni di avvocati, commercialisti, geometri, ragionieri, persino ad agronomi e professori di liceo

Già Di Pietro indagò su tutto ciò, denunciando anche di essere stato fermato proprio nel momento in cui dopo la politica e la corruzione dei partiti mise nel mirino il mondo delle sentenze tributarie. Ma come funziona la cosa? Ecco l'esempio di Catania, scoperto dal procuratore Michelangelo Patané e dal pm Tiziana Laudani. A finire in carcere il presidente della Commissione tributaria provinciale di Catania: il giudice Filippo Impallomeni:

Il magistrato avrebbe usato per anni le auto della concessionaria di Giuseppe Virlinzi, fratello di uno dei più grossi immobiliaristi della città, in cambio di decisioni favorevoli, per un risparmio sulle tasse di 800mila euro. Per i pm, Impallomeni, da presidente, da relatore o da estensore era sempre presente nelle decisioni su Virlinzi.

Visti gli arresti un po' ovunque in Italia, 13 solo a Roma, gli investigatori ritengono che si possa parlare di un sistema organizzato, in cui alcuni figuri organizzati tra di loro "si vantavano di pilotare i processi tributari".

A Milano come a Catania, le inchieste sono destinate ad allargarsi. In altre procure, oltre a quella di Roma, sono agli inizi. Quella del capoluogo lombardo fa da apripista. Non solo perché i giudici arrestati avevano grande disponibilità di denaro (Vassallo era titolare di due cassette di sicurezza, e di contanti per 267mila, Seregni di altre due cassette che ha movimentato prima dell'arresto). Ma soprattutto per le buste piene di altre banconote, trovate coi nomi dei "soggetti erogatori" del denaro: manager, aziende, membri di commissione, funzionari dell'Agenzia delle Entrate. E un elenco di venti contenziosi ora sotto indagine.

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