Roma, omicidio di Luca Varani: la premeditazione e il pentimento

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Continuano ad emergere particolari decisamente agghiaccianti sul tragico omicidio di Roma dello scorso finesettimana: molti giornali riportano stralci degli interrogatori e delle ricostruzioni degli investigatori e dei pm romani, ricostruzioni che mostrerebbero la premeditazione dei due assassini di Luca Varani.

I due avrebbero infatti vagato lungamente per poi ritirarsi e inviare decine di sms e messaggi ad altrettanti contatti, 23 in totale: il primo a rispondere, Luca Varani, sarebbe diventata la vittima designata. Inviato nell'appartamento al Collatino Varani sarebbe stato drogato a sua insaputa (forse sarebbe stato utilizzato lo shaboo) e invitato a farsi una doccia, prima di essere crudelmente messo al corrente che sarebbe stato seviziato e ucciso.

"L’avevamo cercata per strada “la persona a cui far del male” […]. Ma in strada non avevano trovato l’occasione giusta: una via era troppo illuminata, nell’altra c’era troppa gente, ha raccontato agli inquirenti lo studente di giurisprudenza. Quindi, quando rientrano in casa, si mettono attorno a un tavolo e cominciano a mandare sms ad amici e conoscenti. Il primo che dà conferma e si presenta è Luca."

scrive Repubblica citando stralci del verbale di Foffo il cui avvocato punta la sua linea difensiva sull’incapacità di intendere e volere dei due trentenni al momento del fatto: “Valuteremo le perizie psichiatriche e nel caso chiederemo l’infermità mentale [...] il mio assistito è profondamente pentito per quello che ha fatto. Mi ha detto: avvocato, sono morto dentro, aiutami a spiegare questa storia”.

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