Strasburgo, Corte Ue condanna Italia per il rapimento di Abu Omar

A man crosses the Central Intelligence Agency (CIA) logo in the lobby of CIA Headquarters in Langley, Virginia, on August 14, 2008. AFP PHOTO/SAUL LOEB (Photo credit should read SAUL LOEB/AFP/Getty Images)

L’Italia è stata condannata dalla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo per il rapimento dell’ex imam Abu Omar, avvenuto il 17 febbraio 2003, e per la sua detenzione illegale.

La Corte di Strasburgo ha stabilito che le autorità italiane erano a conoscenza del fatto che Abu Omar era stato vittima di un’operazione di “extraordinary rendition” cominciata col rapimento in Italia e proseguita con il suo trasferimento all’estero.

L’Italia prima ha violato il diritto di Abu Omar a non essere sottoposto a tortura e maltrattamenti e, in un secondo tempo, ha applicato in maniera impropria il segreto di stato in modo che i responsabili del rapimento, della detenzione illegale e dei maltrattamenti non dovessero rispondere delle loro azioni.

Nonostante gli inquirenti e i giudici italiani abbiano identificato, processato e condannato le persone responsabili dei fatti, le condanne non sono state scontate a causa del comportamento connivente dell’esecutivo.

Nel 2006 la magistratura di Milano chiese l’arresto di 26 agenti della Cia coinvolti nel sequestro e la conseguente emissione di altrettanti mandati di arresto europei. Per sei anni, dal 2006 al 2012, cinque ministri della Giustizia si sono rifiutati di rendere esecutiva la richiesta di cattura internazionale a fini di estradizione avanzata dal procuratore aggiunto milanese Armando Spataro.

Nel dicembre 2010 Wikileaks pubblicò i cablogrammi inviati dall’ambasciata americana di Roma a Washington, documenti che rivelavano le pressioni statunitensi sul governo italiano per evitare il coinvolgimento degli agenti della CIA nell’inchiesta italiana sul sequestro di Abu Omar.

Via | Ansa

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