Mafia: 109 arresti cosca Laudani di Catania in operazione Vicerè

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Aggiornamento 10:15 - Tra i nomi degli arrestati anche il presunto boss del clan, Sebastiano Laudani. Arresti contro i capi del clan dei Laudani anche a Piedimonte dove è finito in manette Paolo Di Mauro, detto il professore, e a Giarre dove sono stati arrestati Leonardo Patanè, Salvatore Nicotra, Rosario Muscolino e Giovanni Muscolino.

Maxi blizt antimafia contro il clan Laudani di Catania con oltre 100 arresti eseguiti oggi dai carabinieri in Italia e all'estero. Sono 109 le ordinanze di custodia cautelare notificate dai militari dell'Arma del comando provinciale di Catania coadiuvati da unità specializzate. I provvedimenti restrittivi riguardano soggetti ritenuti appartenenti allo storico clan catenese Laudani alleato alla cosca Santapaola e sono stati emessi dal gip etneo su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia.

L'operazione denominata Vicerè avrebbe praticamente decimato la potente cosca che ha imposto il suo controllo del territorio, con intimidazioni, pizzo ai danni di commercianti e imprenditori, attentati e omicidi. Gli inquirenti dell'antimafia di Catania hanno ricostruito l'organigramma del clan, individuando boss e gregari. Il clan Laudani è considerato uno dei più "autonomi" e pericolosi del catanese, in legami d'affari anche con alcune cosche di 'ndrangheta reggine.

Le accuse mosse a vario titolo agli arrestati sono associazione di tipo mafioso, estorsione, intestazione fittizia di beni, detenzione e traffico di stupefacenti, detenzione e porto illegale di armi e altri reati. Secondo le indagini nel clan Laudani svolgevano un ruolo centrale tre donne che dirigevano le attività criminali della cosca secondo gli ordini dei boss e gestivano la "cassa comune", in primo luogo il sostegno economico delle famiglie degli affiliati in carcere.

Gli investigatori parlano di un racket delle estorsioni "capillare e soffocante" praticato dagli arrestati ai danni di imprese e attività commerciali e quindi di un diffuso condizionamento dell'economia locale con atti intimidatori e aggressioni agli imprenditori. Le vittime però, sottolineano i carabinieri, non hanno collaborato alle indagini, a riprova del profondo stato di assoggettamento in cui si trovano.

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