Pescara, uccise il figlio di 5 anni nel sonno: assolto Massimo Maravalle

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9 febbraio 2016 - É arrivata oggi pomeriggio, come anticipato nei giorni scorsi, la sentenza di primo grado per Massimo Maravalle per l’omicidio del figlio adottivo Maxim, di appena 5 anni.

Come chiesto dal pm di Pescara Andrea Papalia, i giudici hanno deciso di assolvere l’uomo dalla pesante accusa di omicidio - era incapace di intendere e di volere all'epoca dei fatti - ma hanno disposto per lui dieci anni di libertà vigilata con l’obbligo di presentarsi due volte a settimana in un centro di salute mentale per tutti gli accertamenti del caso.

Il gup di Pescara Nicola Colantonio ha inoltre condannato Maravalle a 12 mesi di reclusione, con pena sospesa, per falso in concorso, accusa che viene contestata anche alla moglie Patrizia Silvestri e a due medici, a processo con rito ordinario a partire dal 27 aprile prossimo presso la Corte d’Assise di Chieti.

Pescara, uccise il figlio di 5 anni nel sonno. Il pm: “Era in delirio paranoide, deve essere prosciolto”

Proscioglimento per il reato di omicidio a causa della non imputabilità e otto mesi di carcere per il reato di falso. É questa la richiesta avanzata oggi dal pm del tribunale di Pescara, Andrea Papalia, nei confronti di della posizione di Massimo Maravalle, tecnico informatico di 48 anni, indicato come l’autore dell’omicidio del figlio adottivo Maxim, di appena 5 anni, ucciso nel sonno la notte tra il 17 e il 18 luglio del 2014 nell’abitazione di famiglia a Pescara.

Maravalle, secondo quanto confermato dalla perizia psichiatrica effettuata dal dottor Renato Ariatti, al momento dell’omicidio “versava per infermità in condizioni di totale esclusione della capacità di intendere e volere”. L’uomo era “in preda ad un delirio letale, paranoide e persecutorio” e per questo, non essendo incapace di intendere e di volere, non è punibili per legge.

Il pm, però, ha chiesto che l’uomo venga condannato a 8 mesi di carcere per il reato di falso, accusa che viene contestata anche ad altre tre persone: la moglie dell’uomo e madre adottiva del piccolo Maxim, Patrizia Silvestri, il medico del Servizio di medicina legale e del lavoro della Asl di Pescara Giuliana Iachini e il medico di base Fabio Panzieri.

Per questi ultimi tre, accusati di falso in concorso, è stato chiesto il processo con rito ordinario. Secondo il PM, i tre avrebbero omesso di riferire delle condizioni di salute di Massimo Maravalle nel momento in cui hanno presentato al tribunale per i minorenni dell’Aquila la richiesta di disponibilità all’adozione internazionale.

Maravalle non era in condizioni di prendersi cura di un bambino, ma i due medici coinvolti, secondo il pm, non avrebbero soltanto omesso le condizioni di salute dell’uomo, ma avrebbero anche certificato l’assenza di patologie.

L’avvocato Aldo Moretti, difensore di Giuliana Iachini, ha precisato:

Sono state le stesse indagini a stabilire che nel caso della mia assistita non c'e' dolo. Il pm ha usato termini come sciatteria e negligenza, tutti ascrivibili al concetto di colpa. […] La mia assistita non conosceva i coniugi Maravalle. Li ha incontrati solo per dieci minuti e non sono state riscontrate ipotesi corruttive. Manca il movente che in questi casi è fondamentale per risalire al dolo e quindi all'alterazione del vero.

Il legale ha ritenuto opportuno sottolineare anche la differenza tra la posizione della sua assistita e quella dell’altro medico indagato:

Nell'altro caso si conoscevano le parti in causa e lo stato psichico di Maravalle, mentre la dottoressa non conosceva le parti.

La sentenza nei confronti di Massimo Maravalle è attesa per il prossimo 9 febbraio.

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