Firenze, omicidio di Ashley Olsen: la dinamica e la confessione dell'assassino

L'arrestato è stato ripreso dalle telecamere di sorveglianza.

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Emergono nuovi dettagli sull'omicidio di Ashley Olsen, la 35enne americana residente e uccisa a Firenze da Diaw Cheikh Tidiane, il 27enne senegalese arrestato nella giornata di ieri. L'assassino ha raccontato di essere rincasato insieme ad Ashley Olsen dopo averla conosciuta in un locale e quindi di aver avuto un rapporto sessuale consenziente con lei. Dopo il rapporto sarebbe sorta una lite, perché la donna avrebbe cercato di cacciare l'uomo in modo brusco subito dopo il coito, dicendogli di allontanarsi velocemente perché sarebbe arrivato (o sarebbe potuto arrivare?) il suo fidanzato.

L'uomo difronte a questa richiesta pressante ha raccontato di aver spinto la donna facendole sbattere la testa, salvo poi aiutarla ad alzarsi prima di andare via. Stando alla confessione di Diaw Cheikh Tidiane la donna sarebbe stata dunque ancora viva e cosciente prima che lui si allontanasse e per questo non avrebbe chiamato i soccorsi. La sua versione però stride con alcuni dati di fatto, primo tra tutti i segni di strangolamento sul collo della vittima che secondo la Procura sarebbero responsabili del decesso insieme ad "un'azione contundente", mentre l'uomo parla solo di una spinta dettata da un impeto di rabbia.

Secondo il racconto di Diaw Cheikh Tidiane la donna l'avrebbe spinto verso la porta subito dopo aver fatto sesso e lui quindi l'avrebbe colpita con un pugno urlandole: "mi hai trattato come un cane". A questo punto Ashley si sarebbe rialzata ed avrebbe nuovamente spintonato l'uomo, che avrebbe ricambiato la spinta facendola cadere a terra e quindi sbattere la testa. Questo il suo racconto: «Abbiamo avuto un rapporto sessuale, lei era consenziente. Alla fine ho fumato una sigaretta, ho lasciato il preservativo in bagno e ho gettato il mozzicone nel water. Ma a quel punto lei è diventata nervosa. Lei ha cominciato a dirmi: vattene via,che arriva il mio fidanzato. Mi ha trattato come un cane, mi ha spintonato e mi ha mandato a sbattere contro lo stipite della porta» - dice mostrando un livido alla spalla - «Io ho reagito, l’ho colpita con un pugno che l’ha raggiunta alla nuca e lei è caduta. Si è rialzata ed è venuta contro di me, io l’ho spinta e lei è caduta di nuovo all’indietro, battendo la testa».

Non si tratta di particolari trascurabili perché la dinamica dell'omicidio è fondamentale per determinare poi la pena detentiva. Se non ci fosse stato lo strangolamento si sarebbe potuto ipotizzare un capo di imputazione per omicidio preterintenzionale (da 10 a 18 anni), mentre uno strangolamento presuppone una volontarietà e quindi un'imputazione per omicidio volontario (minimo 21 anni). Anche le condizioni della vittima nel momento in cui Diaw Cheikh Tidiane ha lasciato la casa sono importanti per stabilire se ci fosse o meno la volontà di uccidere; in questo caso sarà fondamentale la perizia del medico legale che analizzando le ferite al capo stimerà l'eventuale lasso di tempo di agonia della ragazza dopo aver subito le percosse.

Naturalmente sarà il processo a stabilire le responsabilità e quindi anche il reato da contestare, ma in questa fase per la Procura è fondamentale raccogliere più elementi possibili per decidere quale tesi sostenere in aula. C'è anche un altro elemento da non sottovalutare. Prima di lasciare l'appartamento l'uomo ha inserito la sua sim nel telefono della vittima ed ha effettuato una telefonata chiamando la sua fidanzata italiana; difficilmente una persona che vuole cacciarne un'altra da casa subito dopo aver consumato un rapporto sessuale permetterebbe a quest'ultima di perdere altro tempo per fare una telefonata dal suo appartamento.

Questo elemento potrebbe far propendere per l'ipotesi secondo la quale la donna fosse già morta o priva di sensi in quel momento. Il telefono comunque non è stato ritrovato e l'assassino sostiene di averlo gettato. Analizzando i tabulati del telefono della donna gli inquirenti hanno notato che alle 9:20 del mattino è partita una telefonata verso il numero '11'. Si può ipotizzare che qualcuno avesse pensato di comporre il numero 112, 113 o 118 e di aver poi cambiato idea, ma anche che quella chiamata sia partita solo per errore perché il telefono era schermato da una password come molti degli smartphone in commercio.

C'è ancora molto lavoro da svolgere per ricostruire la dinamica di questo omicidio.

(Aggiornamento di Stefano Capasso)

Omicidio Olsen, arrestato l'assassino: "Non volevo ucciderla


14 Gennaio 2016

17.50 - Sulla vicenda della morte di Ashley Olsen, dopo la confessione odierna del 25enne senegalese, Cheik Diaw, è intervenuto anche l'ambasciatore statunitense in Italia, John Phillips. Per la verità in maniera abbastanza paternalistica.

Ha dichiarato Phillips: "E' una lezione per tutti: bisogna stare attenti quando si esce la sera e con persone che non si conoscono".Ed ha aggiunto di non avere informazioni particolari intorno all'assassinio della ragazza americana. Riferendosi ai giornalisti ha detto: "non ne so più di voi, ho appreso questa notizia dell'arrestato oggi".

10.25 - Si è tenuta poco fa la conferenza stampa del procuratore che ha dato maggiori dettagli sull'arresto avvenuto ieri, con interrogatorio durato tutta la notte.

L'uomo fermato si chiama Cheik Diaw, è un cittadino senegalese di 25 anni, incensurato, che è arrivato da pochi mesi in Italia dove già vivevano i suoi fratelli.

Il procuratore ha spiegato che è stata decisiva l'analisi sui reperti biologici - il profilattico e la cicca di sigaretta - per isolare il dna. È stato poi effettuato "con uno strategemma" il prelievo a diversi sospettati, trovando poi "giudizio di identità" con il dna di Cheik Diaw.

Il ragazzo è stato sottoposto ad interrogatorio durato fino alle 4 di questa notte, nel corso del quale ha dato "una versione dei fatti sostanzialmente ammissiva".

"Ashley Olsen è morta per strangolamento ma aveva altre lesioni che sarebbero state sufficienti per causarle la morte, cioè due fratture al cranio", ha detto il procuratore.
Giovedì 14 gennaio 2016 - L'uomo sospettato di aver ucciso Ashley Olsen è stato arrestato per omicidio aggravato. Sarebbe lo spacciatore che gli uomini della squadra mobile avevano nel mirino fin da ieri.

Sospettato uno spacciatore


Mercoledì 13 gennaio 2016
Ore 22:03

- Arrivano nuovi dettagli sull'identità dell'uomo sospettato di aver ucciso Ashley Olsen: sarebbe un africano già noto alle forze dell'ordine per precedenti di droga. L'ipotesi degli inquirenti è che i due si siano incontrati perché lei voleva acquistare droga da lui e che poi la situazione si sia evoluta e i due abbiano avuto un rapporto sessuale.

Mercoledì 13 gennaio 2016 - C'è un sospettato per l'omicidio di Ashley Olsen, un uomo che sarebbe stato visto attraverso delle telecamere di sorveglianza mentre arrivava all'appartamento della ragazza la sera tra venerdì 7 e sabato 8 gennaio. Si tratterebbe di uno spacciatore, ma nelle prossime ore si dovrebbero avere informazioni più dettagliate.

Intanto l'autopsia ha svelato che la ragazza prima di essere uccisa ha avuto un rapporto sessuale consenziente, per questo si fa sempre più strada l'ipotesi di un gioco erotico finito male. L'omicidio sarebbe avvenuto con una cordicella o con un cavetto usb per il computer e Ashley non avrebbe opposto resistenza né avrebbe cercato di allentare la presa per respirare.
Ora si attendono i risultati dell'esame tossicologico sulla ragazza, per capire se aveva assunto droghe o alcol prima di morire ed esami più approfonditi sul Dna per avere più indicazioni sull'assassino.

Intanto, nel tentativo di ricostruire le ultime ore di vita di Ashley Olsen, è stata riportata dai media la testimonianza di una barista del Montecarla, un nightclub in via de' Bardi 2, in cui la vittima sarebbe stata vista discutere animatamente con due ragazze. Si parla anche di una telefonata che la ragazza avrebbe ricevuto, forse proprio dallo spacciatore ripreso dalle telecamere di sorveglianza.

Come è stata strangolata Ahsley Olsen


Martedì 12 gennaio 2016

Ore 15:52 - Ashley Olsen è stata strangolata con un laccio o con una corda, non a mani nude. È questo il primo risultato dell’autopsia effettuata questa mattina. Sul corpo della donna sono stati eseguiti anche i prelievi per l’esame tossicologico e i tamponi per accertare se, prima della morte, la donna abbia avuto un rapporto sessuale. Si tratta di campionature necessarie per un eventuale confronto del Dna qualora le indagini riuscissero a risalire a un presunto assassino.

Difficile, almeno per il momento, stabilire con precisione l’ora del decesso. La scena del crimine resta congelata. Sembra non vi siano elementi concreti che facciano pensare a una vera e propria colluttazione.

Martedì 12 gennaio 2016 - Due i punti fermi dell’indagine sull’omicidio di Ashley Olsen: 1) la donna conosceva il suo assassino, 2) l’alibi del fidanzato è lineare, regge a quanto è stato finora scoperto dalla squadra mobile di Firenze.

Secondo il referto del medico legale il decesso dovrebbe essere avvenuto fra le 2 e le 6 di venerdì 8 gennaio. Il cadavere è stato scoperto alle 14 di sabato 9 gennaio.

Il cellulare della donna non è stato trovato e senza questo gli inquirenti possono scoprire solamente con chi la donna ha scambiato telefonate o sms (tramite i tabulati), ma non con chi ha chattato su WhatsApp o Facebook. Dai tabulati il cellulare risulta staccato da venerdì mattina.

Quando il compagno della ragazza F. F. ha scoperto il corpo, Ashley si trovava a terra, nuda. Accanto a lei il suo cane guaiva.

Attualmente non ci sono indagati e si prevedono indagini lunghe e complesse tanto che al pm titolare, Giovanni Solinas, è stato affiancato il procuratore aggiunto Luca Turco.

Gli inquirenti stanno cercando di ricostruire i movimenti della donna e, in tal senso, c’è attenzione verso il luogo in cui ha trascorso l’ultima notte, il Montecarla, un locale chiuso temporaneamente a più riprese per questioni legate alla droga, come riporta Il Messaggero.

Il fatto che fosse nuda potrebbe far pensare a un delitto maturato in un contesto erotico. Sembra che si sia trattato di un delitto d’impeto.

Il probabile orario dell'omicidio


Lunedì 11 gennaio 2016

- Si attendono ancora i riscontri dell'autopsia sul corpo di Ashley Olsen, che forse potranno fare un po' di luce sulla vicenda della 35enne americana strangolata a Firenze.

Intanto, come riportato dalla stampa nazionale, un esame più approfondito sul corpo ha fatto emergere che la donna ha lottato con il suo assassino. La scientifica avrebbe ravvisato non solo lividi sul collo, ma anche graffi e contusioni, che lascerebbero pensare a una colluttazione. In ogni caso, si pensa che l'assassinio sia avvenuto l'8 gennaio, tra le le 2 e le 6 del mattino.

Gli inquirenti continuano a ritenere che Ashley conoscesse il suo assassino. Tuttavia, la posizione del fidanzato, il pittore Federico Fiorentini, con cui la vittima non si sentiva da tre giorni per un litigio, pare essere solida.

Bisognerà vagliare anche le immagini delle telecamere di sorveglianza per strada, e attendere un test sui campioni di dna più accurato. All'esame della scientifica c'è anche un reggiseno di pizzo nero, lasciato su una bicicletta appoggiata a un muro. Il reggiseno è stato prelevato questa mattina a circa 50 metri dalla casa della donna.

Omicidio di Ashley Olsen, l'alibi del fidanzato


Domenica 10 gennaio 2016

20:00 - È in programma per domani l’autopsia sul corpo di Ashley Olsen e proprio dagli esiti dell’esame autoptico si spera di ottenere qualche elemento utile alle indagini.

Al momento, infatti, la svolta non è arrivata. Il fidanzato della giovane è stato interrogato a lungo dagli inquirenti e la sua versione dei fatti non sembra esser stata messa in dubbio.

Qualche elemento in più potrebbe arrivare anche dal PC della 35enne, già sequestrato dagli inquirenti e a breve oggetto di tutti gli accertamenti del caso.

Domenica 10 gennaio 2016 - Emergono nuovi dettagli sull’omicidio della giovane Ashley Olsen, ancora avvolto nel mistero. La 35enne statunitense, lo scrive La Repubblica di Firenze, è stata trovata senza vestiti e con un evidente livido al collo, ma i primi rilievi degli inquirenti non hanno evidenziato segni di colluttazione o di effrazione.

L’ipotesi, al momento, è che la giovane abbia aperto la porta al suo assassino, ma è ancora presto per conoscere l’identità della persona che l’ha uccisa. La svolta potrebbe arrivare dai filmati della telecamere posizionata proprio all’inizio di via Santa Monaca, dove si trova il monolocale teatro dell’omicidio. Prima, però, è necessario restringere il campo e stabilire più o meno con certezza l’orario del decesso.

Da ricostruire, anche, gli ultimi tre giorni di vita della giovane - da quando il fidanzato, già interrogato dagli inquirenti, ha riferito di aver litigato con lei e non averla più vista né sentita - e a questo stanno già contribuendo i numerosi testimoni che si sono fatti avanti in queste ore.

Le indagini proseguono.

Donna americana strangolata a Firenze


Sabato 9 gennaio 2016

- Ashley Olsen, un’americana di 35 anni da alcuni anni residente a Firenze è stata trovata morta quest’oggi, nella camera da letto del suo appartamento di via Santa Monaca, nel quartiere di San Frediano.

A scoprire il cadavere della donna è stato il fidanzato, un pittore fiorentino che è sotto interrogatorio nella questura del capoluogo toscano. L’uomo ha raccontato agli agenti di polizia di avere litigato con la donna tre giorni fa e di non averla più contattata, nemmeno telefonicamente, fino a oggi. Trovando il telefono spento, ha pensato di andare a casa e si è fatto aprire la porta da una vicina che teneva una seconda chiave.

Quando è entrato ha trovato la donna morta. Secondo i rilevamenti compiuti dal medico legale, la donna era già morta da alcune ore.

Attualmente non viene esclusa alcuna pista, ma i segni rilevati dagli investigatori sembrano essere compatibili con uno strangolamento.

All'ingresso non ci sono segni di effrazione e qualora venisse confermato l’omicidio, la vittima avrebbe aperto la porta all’assassino, molto probabilmente un conoscente.

Via | Corriere

Foto | Facebook

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