Lecce: catturato Fabio Perrone, ergastolano in fuga da due mesi

TO GO WITH AFP STORY BY ELLA IDE - A police officer stores personal effects of migrants or refugees who died at sea trying to cross the mediterranean to reach Europe, on November 6, 2015 at the police headquarters in Palermo, Sicily. Since the first largescale wrecks off Lampedusa in 2013, Italy has been looking at ways to name those who had been fleeing war, poverty or persecution in places as far flung as Sub-Saharan Africa, Pakistan or Syria. Naming victims of the world's largest wave of mass-migration since the Second World War is a Herculean task: there are no passenger lists on crossings organised by traffickers and many people are not reported missing because relatives fear repercussions from oppressive governments. AFP PHOTO / MARCELLO PATERNOSTRO        (Photo credit should read MARCELLO PATERNOSTRO/AFP/Getty Images)

Fabio Perrone, ergastolano 42enne evaso dall’ospedale Vito Fazzi di Lecce lo scorso 6 novembre 2015, è stato catturato a Trepuzzi, dove si nascondeva a casa di alcuni conoscenti in via Due Giugno, assistito da un incensurato.

In novembre Perrone era stato condotto in ospedale per un accertamento clinico ed era riuscito a sfuggire sparando tre colpi di pistola, ferendo tre persone e impossessandosi dell’auto di una donna che si trovava nel parcheggio. Una fuga degna di un action movie alla quale è seguita una latitanza di poco più di due mesi.

Stefano Renna, il 32enne incensurato che ospitava Perrone, è finito ugualmente in manette.

L’uomo è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio di Fatmir Makovic, un 45enne montenegrino, e per il ferimento del figlio sedicenne dell’uomo, avvenuti in un bar di Trepuzzi nel marzo 2014.

Prima dell’ergastolo Perrone era già stato condannato a 18 anni per associazione mafiosa, visti i suoi legami con la Sacra Corona Unita.

Nell’ospedale leccese l’uomo era riuscito a liberarsi dalla sorveglianza mentre era in attesa di un esame endoscopico: dopo avere disarmato uno dei due agenti della scorta, l’uomo ne aveva ferito un altro a una gamba con un colpo di pistola. Dopo la fuga con una Toyota Yaris ritrovata quattro giorni dopo a Trepuzzi.

Dopo 63 giorni di indagini, gli agenti della polizia penitenziaria hanno fatto irruzione nel rifugio del latitante che ha provato il tutto per tutto fuggendo sul tetto: lì è stato bloccato e ammanettato. Nella sua fuga “Triglietta” (questo il suo nickname) è stato aiutato da insospettabili fiancheggiatori che hanno depistato le indagini suggerendo agli inquirenti una fuga dall’altra parte dell’Adriatico, in Albania o in Montenegro. Perrone, invece, si trovava nel suo paese ed è lì che la polizia è riuscita a catturarlo.

Via | Repubblica

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