Confiscati beni per 2,2 milioni a imprenditore contiguo al clan Pesce


sequestro beni fortugno

Beni per 2,2 milioni di euro sono stati confiscati oggi dalla Guardia di Finanza all'imprenditore Domenico Fortugno, 34enne di Cinquefrondi (Reggio Calabria) che è accusato di essere contiguo al clan di 'ndrangheta Pesce di Rosarno attivo anche a Gioia Tauro e «con importanti e radicate ramificazioni operative su tutto il territorio nazionale ed estero» sottolineano gli inquirenti della Dda di Reggio.

Il provvedimento patrimoniale è stato emesso dalla Sezione misure di prevenzione del tribunale reggino. Le Fiamme gialle hanno accertato «una palese sproporzione tra l’ingente patrimonio individuato e i redditi dichiarati dal soggetto investigato, tale da non giustificarne la legittima provenienza».

L'imprenditore è stato già condannato in primo grado a 16 anni di carcere per associazione per delinquere di tipo mafioso e, in un altro procedimento penale, a 5 anni di reclusione per intestazione fittizia di beni aggravata dalle finalità mafiose.

Fortugno è stato anche sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per tre anni. Tra i beni confiscati le quote sociali e il patrimonio aziendale, compresi i conti correnti, di due società di trasporti e le quote di un fondo comune di investimento mobiliare.

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