Omicidio Mollicone, la famiglia chiede di applicare il "Metodo Gambirasio" per il test del DNA

La famiglia di Serena Mollicone chiede il test del DNA per tutto il paesino di Arce

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È ancora un mistero irrisolto l'omicidio di Serena Mollicone, 18enne uccisa nella notte tra il 1 ed il 2 giugno del 2001 in provincia di Frosinone. La ragazza scomparve la mattina del 1 giugno dopo essersi sottoposta ad un'ortopanoramica presso l'Ospedale di Isola Liri (Fr). Terminata la visita si diresse verso Arce, dove abitava con la famiglia, ed è a questo punto della storia che si persero le sue tracce. Nel pomeriggio avrebbe dovuto incontrare il fidanzato Michele Fioretti, che avvertì il padre della fidanzata quando non la vide arrivare all'appuntamento che si erano dati.

Seguirono le ricerche da parte di amici e familiari, fino alla decisione di recarsi dai carabinieri in serata. Il giorno successivo venne ritrovato il corpo senza vita di Serena nel bosco di Anitrella, con mani e piedi avvolti con del nastro adesivo. A causare la morte fu uno stato di asfissia, provocata da un sacchetto di plastica. Nel corso degli anni ci sono stati vari indagati ed anche un imputato, Carmine Belli, un carrozziere di Arce assolto poi anche in Cassazione.

A legarlo all'omicidio un bigliettino ritrovato all'interno della sua officina, sul quale era riportata una data e un orario corrispondenti a quelli dell'appuntamento di Serena Mollicone all'Ospedale di Isola Liri per sottoporsi all'ortopanoramica. Sullo stesso però non c'era appuntato il luogo e neanche un riferimento a Serena, ma tanto bastò - insieme alla mancanza di un alibi - per far partire un processo a suo carico che si concluse con una piena assoluzione.

Nel registro degli indagati sono finiti negli anni anche l'ex fidanzato Michele Fioretti e la madre Rosina Partigianoni, così come l'ex maresciallo dei carabinieri Franco Mottola, sua moglie, il figlio Marco ed anche un altro carabiniere, Francesco Suprano. Tutti indagati per omicidio volontario e occultamento di cadavere sulla base di alcuni sospetti e accuse pervenuti ai responsabili delle indagine per mezzo della famiglia della vittima o da altri presunti informatori anonimi.

Tutti sono stati però scagionati dall'accusa grazie al confronto del loro DNA con due tracce distinte ritrovate sul nastro adesivo che cingeva le mani e i piedi di Serena. Fino ad oggi allo stesso esame sono state sottoposte complessivamente 272 persone tra familiari, amici e conoscenti, senza trovare alcuna corrispondenza. Il prossimo 7 gennaio il GUP Angelo Valerio Lanna dovrà decidere se archiviare o meno le indagini e per questo motivo la famiglia ha deciso di avanzare una nuova richiesta. L'avvocato Dario De Santis, che cura gli interessi di Guglielmo Mollicone, il padre della povera vittima, ha chiesto di applicare al caso di Serena il "metodo gambirasio" e cioè di sottoporre all'esame del DNA tutti gli abitanti di Arce per individuare il colpevole.

L'avvocato Dario De Santis ha anticipato al settimanale 'Oggi' la richiesta che farà ufficialmente al Gup: "Arce ha 6 mila abitanti. Ma non sarà comunque un prelievo di profili genetici a tappeto. Una volta individuati i ceppi familiari sarà sufficiente prelevare e confrontare il Dna di una sola persona per ceppo. Se si troverà una somiglianza con i due Dna scoperti sul nastro adesivo che avvolgeva Serena stringeremo il cerchio su tutti i componenti di quel gruppo familiare. I costi quindi non lieviteranno come è accaduto con l'omicidio di Yara".

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