Filippine, Daniele Bosio è libero

L'ex ambasciatore italiano era agli arresti nelle filippine, protagonista di un processo con accuse terribili

Daniele Bosio è un uomo libero ed è tornato in Italia.

L'ex-ambasciatore italiano in Turkmenistan fu arrestato il 5 aprile 2014 a Binan, vicino Manila, dalla polizia filippina che aveva ricevuto una soffiata da un'attivista australiana della ONG "Bahay Tuluyan".

Dal 2 dicembre 2013 Bosio è primo ambasciatore d'Italia in Turkmenistan; si era recato nelle Filippine per una breve vacanza e fu arrestato dopo essere stato trovato in compagnia di tre bambini: da sempre dichiaratosi innocente, Bosio vive 40 lunghissimi giorni di carcere e fino a pochi giorni fa gli era impedito di uscire dalla città di Manila.

Le accuse a suo carico, terribili ed infamanti, hanno dipinto quello che poteva essere l'orco perfetto: accusato di aver violato la legge filippina sulla tutela dei minori e marchiato come pedofilo dai giornali filippini, i testimoni che Bosio stesso porta a processo raccontano una storia molto diversa da quella della ONG.

A meno di 24 ore dall'arresto la Farnesina sospende l'incarico al suo ambasciatore, membro del corpo diplomatico da 20 anni, una vita spesa nel volontariato a favore dei bambini tra Italia, Giappone, Stati Uniti e Algeria: basandosi su accuse ancora non circostanziate, prescindendo dalla presunzione d'innocenza e da tutte le prassi diplomatiche, il governo di Roma opta per la linea dura nei confronti del suo, ormai ex, ambasciatore.

Quando finalmente riesce a mettersi in contatto con l'ambasciatore Massimo Roscigno nelle Filippine, e con il suo vicario, Bosio è in stato di arresto da quasi 20 ore, messo sotto torchio dalla polizia filippina che fa pressioni per espletare tutta una trafila di atti burocratici incomprensibili a uno straniero:

"Volevo che alcuni ragazzini vivessero una giornata memorabile. Ho detto loro di avvisare i genitori che l'indomani li avrei portati all’Enchanted Kingdom, un luna park fuori Manila… Me li sarei portati tutti ma non potevo, alla fine ne sono rimasti due… Volevano andare a nuotare… Ho capito che in piscina, in quelle condizioni, non li avrebbero mai fatti entrare. E allora li ho portati a casa per la famosa doccia. [...] In casa saremo rimasti mezz'ora. Alle 14 eravamo in macchina, prima delle 16 in piscina. Stavano chiudendo e siamo rimasti solo un'ora. Li ho riportati indietro e ho promesso che saremmo tornati l'indomani"

dichiarò lo stesso Bosio a Oggi nel giugno 2014. Le circostanze dell'arresto, le prime ore trascorse senza assistenza e, fondamentalmente, truffato dai suoi carcerieri che gli fecero firmare, coadiuvati dalle consulenze dei legali segnalati dall'ambasciata italiana di Manila, un documento in filippino contenente la rinuncia alla difesa, schiaffeggiato dai media filippini e dimenticato da quelli italiani (che di fronte ad accuse così terribili hanno spesso preferito fare il passo del gambero), dimenticato dalla Farnesina, la correttezza dello stesso procedimento penale al Tribunale di Manila erano elementi che in molti dipingevano come critici.

Attorno a Daniele si era infatti creata una rete di persone molto attive, sui social network ma non solo, nel parlare del suo caso e nel cercare di interessarsi del destino giudiziario di Bosio. Amici, conoscenti e colleghi che nel tempo produssero un documento toccante contenente centinaia di testimonianze ed attestati di stima di adulti e bambini che avevano conosciuto Bosio in passato.

Oggi, dopo numerosi e logoranti rinvii delle udienze, la famiglia Bosio può finalmente riabbracciare Daniele, tornato in Italia dopo una tenace ed estenuante battaglia giudiziaria: il giudice filippino, pochi giorni fa, ha deciso di chiudere il caso ancor prima di ascoltare le arringhe della difesa. Si era andati troppo oltre.

La decisione di archiviare il caso è stata presa per l'insufficienza di elementi atti a sostenere il rinvio a giudizio e la celebrazione di un processo e così è stata motivata:

"[...] questa Corte non può nemmeno chiudere gli occhi e essere cieca sulla realtà che si siano ancora semi di bontà innata in ogni individuo. Alcune persone che hanno disponibilità economiche hanno ancora un buon cuore e sono disposte a condividere e aiutare i meno fortunati della società".

Valutando le testimonianze degli stessi bambini, che rigettavano ogni accusa a carico di Bosio, e sottolineando il comportamento dello stesso ex-diplomatico italiano, immediatamente messosi a disposizione delle autorità per chiarire, la Corte non ha potuto che archiviare, sottolineando che la sola compagnia con minori non può essere considerata un reato, cosa che nelle Filippine farà parecchio rumore viste le maglie decisamente strette, e anche giustamente vista la portata del problema nel sud-est asiatico, della legge sui minori.

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