Roma, inchiesta Ior. Pm: "per 40 anni la Banca del Vaticano ha operato in Italia senza autorizzazioni"

This picture shows the headquarters of the Institute for Religious Works (IOR) the Vatican's bank on February 18, 2012 at the Vatican. German financier Ernst von Freyberg was named the new president of the Vatican bank on February 15, ending a long vacancy after his predecessor at the secretive institution was unceremoniously sacked. AFP PHOTO / GABRIEL BOUYS        (Photo credit should read GABRIEL BOUYS/AFP/Getty Images)

Proprio mentre si sta consumando il Vatileaks 2, la procura di Roma sostiene espressamente che la banca vaticana Ior (acronimo di Istituto per le Opere Religiose) ha operato in Italia senza essere autorizzata. Ciò sarebbe avvenuto fino al 2011.

Così dicono i pm, che si apprestano a notificare avvisi di chiusura indagine all'ex direttore generale dell'ente, Paolo Cipriani, ed al suo vice Massimo Tulli. Entrambi, ora, corrono il rischio di finire sotto processo.

Agli indagati sono contestate, dal pm Stefano Rocco Fava, violazioni di abusiva attività di raccolta del risparmio, abusiva attività bancaria e abusiva attività finanziaria. Per i predecessori di Cipriani e Tulli i fatti sono prescritti.

Dall'attività investigativa emerge che l'istituto ha svolto, fino a quattro anni fa, attività bancarie senza le necessarie autorizzazioni di Bankitalia. Ricordiamo che nel 2011, Palazzo Koch ha imposto agli istituti di credito di considerare lo Ior alla stregua di una banca extracomunitaria.

Dopo il diktat di Bankitalia, lo Ior trasferì la gran parte delle sue attività finanziarie in Germania. E Paolo Cipriani e il suo vice Massimo Tulli, che rimasero in carica fino al 2013 (quando presentarono le dimissioni), sono già sotto processo per violazione della normativa antiriciclaggio in relazione allo spostamento, nel 2010, di 23 milioni di euro da una filiale del Credito Artigiano alla Banca del Fucino e alla J.P. Morgan Frankfurt.

Ricordiamo che l'inchiesta della Procura di Roma sulla Banca Vaticana è coordinata dal procuratore aggiunto Nello Rossi e dai sostituti Stefano Rocco Fava e Stefano Pesci. Con Tulli e Cipriani ci sarebbero altri due indagati, cittadini italiani laici, che avrebbero avuto conti correnti allo Ior e che rispondono dei reati di riciclaggio e bancarotta fraudolenta.

Le indiscrezione giornalistiche degli ultimi giorni parlano di un vero e proprio "sistema" per celare l’identità dei titolari dei conti correnti. I depositi non sarebbero fisicamente all'interno dello Ior, ma sparsi in vari istituti di credito del mondo.

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