Casavatore: 3 arresti per l'omicidio del tatuatore Gianluca Cimminiello

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A cinque anni di distanza dall'omicidio di un giovane tatuatore, Gianluca Cimminiello, ucciso a Casavatore (Napoli) il 2 febbraio 2010, gli investigatori hanno chiuso il cerchio delle indagini arrestando tre persone, tra cui due presunti elementi di spicco della camorra.

Il tatuatore sarebbe stato ucciso, davanti alla sua fidanzata, perché aveva litigato con il cognato di un boss che voleva intimidirlo. Stamattina i carabinieri hanno arrestato quelli che sono ritenuti i colpevoli dell'omicidio, mandante ed esecutori materiali.

In manette sono finiti Arcangelo Abete, ritenuto il boss di un clan di Secondigliano, il suo alleato Raffaele Aprea, e Vittorio Russo, già condannato per questo omicidio in primo grado, ma fino ad oggi in stato di libertà per decorrenza termini della carcerazione dopo che la Cassazione ha annullato la condanna in appello.

Cimminiello, sempre secondo le indagini, era "colpevole" di aver provocato la "gelosia" di uno degli arrestati. Quest'ultimo si era rivolto ad alcuni camorristi di per farlo spaventare solo che il tatuatore anziché abbassare la testa di fronte alle intimidazioni degli uomini del clan li scacciò in malo. Alcuni giorni dopo Cimminiello venne ucciso a colpi di arma da fuoco avanti al suo negozio-laboratorio a Casavatore.

Cosa era successo? Il tatuatore aveva messo sul suo profilo Facebook una sua foto con l'allora calciatore del Napoli Ezequiel Lavezzi, scatenando la gelosia di Vincenzo Donniacu, cognato del boss Cesare Amato. Donniacu si rivolse quindi al clan Amato-Pagano, gli Scissionisti di Scampia, per "dare una lezione" a Cimminiello.

Organizzata la spedizione punitiva, nel negozio del tatuatore andarono a far visita quattro persone, tra cui il nipote e il cognato del boss Cesare Amato, ma Cimminiello, esperto di arti marziali, si difese percuotendoli: ad avere la peggio Vincenzo Noviello, cognato di Pagano.

Un affronto che i clan non potevano tollerare, così pochi giorno dopo un killer si presentò al negozio di Cimminiello e dopo averlo fatto uscire con una scusa lo uccise con due colpi di pistola. La ragazza della vittima, testimone di giustizia, ha fattivamente collaborato alle indagini come si legge su Il Mattino.

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