"Liberateli tutti": l'appello disperato per i detenuti italiani in Guinea Equatoriale

Manifestazione davanti l'ambasciata della Guinea Equatoriale a Roma. I familiari degli arrestati invocano: "Liberate Fabio, Filippo, Daniel e Fausto"

Quattro donne incatenate di fronte all'ambasciata della Guinea Equatoriale a Roma per chiedere con forza il rispetto dei diritti del prigioniero e la liberazione dei quattro connazionali che da mesi si trovano rinchiusi nel carcere di Bata, una delle peggiori prigioni d'Africa.

Ieri mattina si è tenuta una manifestazione nella quale le protagoniste femminili hanno mostrato una determinazione senza pari, segno che la forza della speranza si declina anche questa volta al femminile: “Fabio, Filippo e Daniel sono detenuti da mesi ma noi continuiamo a non avere alcun contatto con loro” dice Carla Strippoli, madre di Filippo Galassi, 24 anni di Roma, in carcere dal 27 giugno.

La vicenda comincia il 21 marzo scorso quando Fabio Galassi, 61 anni, viene arrestato perchè colto in flagrante con il figlio Filippo mentre cercava di caricare in auto due trolley pieni di denaro di proprietà dell'impresa presso la quale lavoravano, la General Works: “La verità è che in quelle valigie c'erano solo effetti personali” dice Patrizia Galassi, sorella di Fabio, “nonostante questo mio fratello è stato ugualmente fermato”. Dopo pochi giorni Filippo Galassi ottiene i domiciliari e sembrava che la situazione potesse risolversi in breve, poi la svolta: “Il 27 giugno Fabio è stato autorizzato ad andare a casa a prendere dei documenti, accompagnato da una guardia” spiega la sorella; un'autorizzazione che si è rivelata una trappola, quando un giornalista della TV di Stato ha ripreso Galassi mentre cercava di entrare in casa, confezionando un servizio televisivo che lo dipingeva come “un ladrone” che provava a forzare i sigilli giudiziari.

Dopo poche ore il figlio Filippo fu nuovamente portato in carcere, stavolta con il suo amico d'infanzia e coinquilino Daniel Candio, anch'egli 24 enne. Da quel momento anche il padre di Daniel, Fausto, si trova ai domiciliari: “Non c'è nessun motivo valido per cui Daniel si trova in carcere, non lo sento dal giorno prima dell'arresto: a suo carico non c'è nulla, come è possibile che sia ancora là dentro?”. A parlare è Donatella Candio, madre di Daniel e moglie di Fausto: “Le nostre istituzioni devono aiutarci, devono fare il possibile affinchè vengano rispettati i diritti del prigioniero e quelli delle loro famiglie”.

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L'impresa edile General Works è di proprietà al 49% del dittatore della Guinea Equatoriale Teodoro Obiang Nguema Mbasogo, che governa il suo paese con pugno di ferro dal 1979, e al 51% di Anna Maria Moro, che ereditò l'azienda dal defunto marito Igor Celotti, morto in uno strano incidente aereo in Guinea nel 2008.

I Galassi erano partiti per l'Africa nel 2010, all'epoca Fabio era in cassa integrazione, raggiunti nel 2012 dai Candio: i problemi sono cominciati nell'autunno 2014, quando la Camera di Commercio della Guinea Equatoriale ha dichiarato lo Stato “insolvente” nei confronti delle aziende straniere. La General Works non ha più versato gli stipendi e una ventina di dipendenti, tra cui altri italiani, hanno denunciato Fabio alla magistratura: le autorità guineane avevano assicurato rapide indagini e il rispetto delle procedure giudiziarie ma dopo mesi è fermi a un punto morto.

Presente alla manifestazione c'era anche Roberto Berardi, imprenditore scarcerato a luglio dopo 2 anni e mezzo di inferno da innocente proprio nel carcere di Bata: “Sono addolorato per i nostri connazionali, che ho conosciuto in carcere. Le nostre istituzioni devono avere più peso con quella dittatura: già io li avvisai, quando ero detenuto, della pericolosità e della crudeltà della famiglia Obiang. Oggi ne paghiamo le conseguenze”.

Venerdì 2 ottobre alle 20:30 sarà il momento per una nuova azione, questa volta una fiaccolata con preghiera in via della Conciliazione a Roma, con vista sulla Basilica di San Pietro.

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