'Ndrangheta: la storia del "pentito" di 11 anni, figlio del braccio destro del capoclan

Non può essere considerato un vero "pentito", e proprio per questo la sua storia è così particolare: in Calabria un bambino di 11 anni sta collaborando con la giustizia, fornendo informazioni determinanti per combattare la 'ndrangheta.

La storia è raccontata oggi da Repubblica: il bambino è figlio di un esponente di un clan calabrese. L'uomo è stato arrestato e la moglie si è pentita. Lei ha iniziato a fornire importanti dichiarazioni al sostituto procuratore della Dda di Reggio Calabria Giulia Pantano, poi ha coinvolto il giovanissimo figlio, anche lui in possesso di informazioni preziose.

Repubblica riporta alcune dichiarazioni del bambino agli inquirenti: "Mio papà faceva parte di questa cosca, il capo era Nando Cimato. Si sapeva, era lui che dava gli ordini, più i Bellocco. Papà faceva quello che voleva all'interno della cosca, era il braccio destro del capo".

Una giovane vita vissuta tutta in un ambiente criminale: "Certo che so cosa fa un mafioso, è uno spacciatore, spara, è normale... Nel paese ho sentito parlare di 'ndrangheta da tutti, pure i miei amici grandi".

Precisi i racconti del bambino, che dà del "tu" al sostituto procuratore: "Ho visto la droga, le armi, pistole più che altro, fucili mai... la droga l'ho vista sempre nel garage, in giro non l'ho mai vista. Una volta ho visto l'erba, ma questa droga era polvere, non so come si chiama, loro la chiamavano così, era bianca, era di tutta la cosca, di tutti quelli che hanno arrestato. Quella droga era di papà. Lo so perché senza ordine suo non facevano niente, non muovevano neanche un dito".

Il bambino vive adesso in un luogo protetto assieme ai suoi due fratellini piccoli e alla madre pentita.

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