Nguema Obiang alle Nazioni Unite: l'ipocrisia dell'assemblea generale

Il rampollo della dittatura guineana siede tra i grandi a Palazzo di Vetro: l'incontro con Castro, l'ostentazione e l'ipocrisia americana

In questi giorni il Palazzo di Vetro a New York, sede delle Nazioni Unite, è il teatro principale dello spettacolo della politica internazionale, riunita in pompa magna nella Grande Mela per la 70esima Assemblea Generale dell'Onu. Sono presenti i grandi capi di Stato del mondo, dal "padrone di casa" americano Barack Obama all'omologo cinese Xi Jinping, da Vladimir Putin a Matteo Renzi: persino il Papa era presente, ieri, all'apertura dei lavori dell'Assemblea, il cui tema centrale sarà lo sviluppo.

E' il momento più solenne dell'anno, quello dell'Assemblea Generale a Palazzo di Vetro: in particolare ieri, con le parole forti espresse dal Papa sulla lotta alla fame, alla violenza ed alla corruzione, sul diritto alla vita e al lavoro per gli uomini e sul principio di intoccabilità della stessa vita umana, i grandi del mondo hanno potuto ascoltare le chiare parole di Bergoglio fare da monito per tutte quelle drammatiche situazioni di degrado, violenza e corruzione delle quali il mondo è ancora pieno. Stona tuttavia la presenza di alcuni personaggi decisamente controversi, accorsi con delegazioni faraoniche e fedine penali degne dell'attenzione del Tribunale Internazionale dei Diritti Umani: tra questi c'è Teodorin Obiang Nguema Mangue, secondo vicepresidente della Guinea Equatoriale (carica non prevista dalla Costituzione di quel paese e creata apposta dal padre Teodoro, che dal 1979 governa il piccolo paese africano con il pugno di ferro) e corrottissimo rampollo della famiglia Obiang, designato erede alla Presidenza.

Secondo il sito internet del governo della Guinea Equatoriale "il secondo vicepresidente pronuncerà il suo discorso davanti all'Assemblea il 26 settembre, un discorso nel quale potrà rappresentare la Guinea Equatoriale come uno dei paesi dove si è avuto il maggiore sviluppo negli ultimi anni, uno sviluppo assolutamente sostenibile".

Nguema, che degli Stati Uniti è un habituè (ha frequentato l'Univestità in California per qualche mese, prima di darsi completamente agli eccessi di una vita dissoluta), e che proprio negli Stati Uniti è stato incriminato per corruzione e riciclaggio internazionale, patteggiando a novembre 2014 il pagamento di 30 milioni di dollari di risarcimento al popolo del suo paese (mai pagati) e riconoscendo di aver riciclato almeno 300 milioni di dollari in territorio americano. Una questione di non poco conto, visto e considerato che il reddito pro-capite in Guinea Equatoriale è di oltre 30mila dollari l'anno, anche se l'economia reale racconta che l'85% della popolazione vive con 1,5 dollari al giorno. Nguema, che a suo carico ha anche un processo in Francia ed un altro in Spagna nei quali viene accusato degli stessi reati, in seguito al processo americano ha subito anche il sequestro della sua villa faraonica di Malibù, riuscendo tuttavia a far letteralmente sparire nel nulla un Gulfstream Jet e numerose automobili sportive (Bugatti, Ferrari, Maserati, nella gallery in basso).

Per via dei suoi processi in mezzo mondo, e di altri guai giudiziari tenuti sotto silenzio dalla dittatura nguemista (ci risulta un arresto, mesi fa, in Brasile per possesso di sostanze stupefacenti), il passaporto di Nguema è malvisto da molti governi del pianeta: in Francia, paese di cui tra l'altro ha la cittadinanza, verrebbe immediatamente bloccato all'aeroporto (il tribunale parigino gli ha negato l'immunità diplomatica) e la stessa cosa succederebbe in Spagna e in molti altri Paesi, anche africani. Di recente gli Stati Uniti hanno riaperto un fascicolo dopo aver scoperto di una nuova operazione di riciclaggio di proventi della corruzione effettuata tramite un istituto bancario libanese noto per favorire operazioni milionarie a terroristi, narcotrafficanti e capi di stato corrotti.

Il braccio destro di Nguema in Italia, l'ambasciatore alla FAO di Roma Crisantos Obama Ondo, è stato recentemente epurato dal corpo diplomatico dopo essersi spinto troppo oltre in accuse insussistenti verso alcuni elementi di spicco dell'opposizione politica al regime, e da ieri è contumace in un processo per diffamazione intentato in Spagna da alcuni esiliati della coalizione politica CORED. Il rappresentante permanente della Guinea Equatoriale all'ONU invece, Anatolio Ndong Mba, dopo essere stato schiaffeggiato pubblicamente dallo stesso Teodorin Nguema durante un incontro diplomatico in Gabon, sembra che verrà rimosso dalla dittatura: secondo alcune fonti sembra che a prendere il suo posto possa essere proprio Crisantos Obama Ondo.

Ufficialmente la presenza a Palazzo di Vetro di Teodorin Nguema e del padre Teodoro, Presidente della Guinea Equatoriale, viene spiegata dalle autorità americane come una linea di credito per il regime di Malabo per via delle recenti aperture alla democratizzazione del Paese: nel 2016 si terranno "elezioni democratiche" e a novembre è stato annunciato un "congresso straordinario" del PDGE (una sorta di partito unico, fondato proprio dal dittatore Obiang) per aprire a nuove candidature: le più gettonate sembrano essere quella di Teodorin Nguema Obiang Mangue (figlio del Presidente) e di Constancia Mangue de Obiang (la "prima dama", moglie del Presidente e madre di Teodorin).
La realtà dei fatti è quindi ben diversa e pare strano che gli Stati Uniti e l'ONU siano disposte a cedere sul tema della tutela dei diritti umani: già lo scorso anno lo stesso Teodoro Obiang, parlando proprio alle Nazioni Unite, aveva promesso una maggiore attenzione ai diritti umani e allo stato di diritto, promettendo una progressiva democratizzazione della Guinea Equatoriale. Il risultato di queste promesse è nei fatti concreti: in Guinea i detenuti continuano a venire torturati, violentati ed uccisi quotidianamente nei commissariati, nelle gendarmerie e nelle carceri, dove continuano a languire alcuni leader dell'opposizione, il sistema economico sta collassando sotto il peso della corruzione e la giustizia è al punto più basso nella storia del Paese, tanto che lo stesso Obiang ha azzerato tutti i vertici della magistratura nel maggio scorso, assumendone per qualche tempo il pieno controllo. Ancora oggi ci sono, oramai da mesi, nelle carceri della Guinea Equatoriale tre cittadini italiani, e centinaia di cittadini stranieri (lavoratori del continente africano), che vedono sempre più lontana la possibilità di difendersi in un processo equo.

Un sistema che conosce bene Roberto Berardi, imprenditore italiano incarcerato in Guinea 2 anni e mezzo e di cui Blogo vi ha raccontato puntualmente l'intera vicenda: grazie alle prove documentali fornite da Berardi il Dipartimento di Giustizia americano ha potuto chiudere il processo a Nguema (suo ex-socio in un impresa edile) con un patteggiamento da decine di milioni di dollari; tuttavia è stato lo stesso Berardi a pagarne le conseguenze, con la vendetta di Nguema che lo ha affamato, torturato e costretto in carcere contro ogni diritto, ogni legge, ogni logica.

"Sto cercando di ottenere giustizia proprio negli Stati Uniti, per riavere indietro quello che il mio ex-socio mi ha rubato. Speravo di trovare aiuto dagli americani, dopo aver permesso loro di chiudere il processo a carico di Nguema, ma nessuno sembra disposto a riconoscermi come vittima di quella cleptocrazia africana. Il fatto che Teodorin Nguema venga oggi ricevuto negli Stati Uniti e alle Nazioni Unite lo trovo una vergogna, l'ennesimo schiaffo alla mia persona: questa ipocrisia è una cosa che mi fa soffrire molto"

ha dichiarato Berardi a Crimeblog.

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