Prostituzione, 10 arresti in centri massaggi cinesi del Salento

Sono 15 le persone indagate dopo un’indagine della Squadra mobile di Brindisi durata due anni

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Sono durate due anni le indagini che hanno portato all’operazione Peonia Rossa conclusasi con 10 arresti e 15 persone indagate per un giro di prostituzione che veniva gestito da una presunta associazione criminale costituita da italiani e cinesi, fra cui un docente universitario.

All’alba di quest’oggi 10 persone sono state arrestate (otto in carcere e due ai domiciliari) in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare disposta dal gip Maurizio Saso su richiesta del sostituto procuratore di Brindisi, Savina Toscani.

Sono 15 le persone indagate con l’accusa di avere costituito una presunta associazione per delinquere che operava nelle città di Brindisi, Lecce, Gallipoli e Taranto favorendo e inducendo lo sfruttamento della prostituzione di ragazze di nazionalità cinese, le cui prestazioni venivano messe “in vendita” in diversi centri massaggi e abitazioni private.

Secondo quanto è stato accertato dagli investigatori le donne venivano costrette con la violenza a prostituirsi e minacciate in caso di rifiuto. È stato inoltre accertato che a una delle vittime era stata paventata l’uccisione di parenti in Cina. Il volume di affari stimato dagli investigatori è di circa 150mila euro al mese.

Il professore universitario arrestato è Chu Wengchang, soprannominato per assonanza “Vincenzo”, docente di seconda fascia di Matematica e Fisica all’Università del Salento. Al 57enne residente a Lecce viene contestata la leadership dell’associazione per delinquere italo-cinese. Secondo l’accusa era proprio “Vincenzo” a impartire le direttive per gestire i centri massaggi di Lecce e Gallipoli.

Via | AGI

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