Guinea Equatoriale, interrogazione parlamentare sugli italiani detenuti

Presentata da tre senatori dem un'interrogazione parlamentare sugli italiani arrestati in Guinea Equatoriale: per due di loro ancora nessuna accusa formale. La trepidazione delle famiglie: "Riportateli a casa"

I senatori del Partito Democratico Roberto Cociancich, Andrea Marcucci e Laura Cantini hanno presentato ieri un'interrogazione parlamentare a risposta scritta per conoscere quali azioni il Governo sta mettendo in atto per la salvaguardia di tre nostri connazionali detenuti in Guinea Equatoriale.

Ai lettori di Crimeblog la storia è già nota sin dagli inizi della complicata vicenda: dallo scorso 21 marzo il connazionale Fabio Galassi è detenuto nel carcere di Bata, in Guinea Equatoriale; con lui, dal 25 giugno, sono imprigionati nello stesso carcere il figlio Filippo Galassi di 24 anni ed il suo amico e collega Daniel Candio, anch'egli 24enne.

Inizialmente anche Filippo era stato tratto in arresto a marzo, accusato (non ufficialmente) con il padre di aver tentato di esportare capitali all'estero dentro alcuni trolley, denaro tuttavia mai rinvenuto dalle autorità; dopo tre giorni di detenzione al giovane Galassi erano stati concessi gli arresti domiciliari nella sua abitazione di Bata, condivisa con il coetaneo amico di infanzia e collega Daniel Candio. I tre romani sono stati riuniti a fine giugno, quando Filippo è stato nuovamente prelevato dagli arresti domiciliari senza un motivo apparente (la Polizia ha sostenuto, in un primo momento, che avesse tentato di evadere dai domiciliari, per andare dove non si sa) con il suo amico Candio, a carico del quale non vi sono accuse nè ufficiali nè ufficiose. Anzi, secondo alcune fonti riservate di Crimeblog lo stesso magistrato guineano avrebbe affermato tempo fa di non comprendere il motivo della detenzione di Candio e del giovane Galassi.

Oltre a ciò, le autorità costringono agli arresti domiciliari, privati del passaporto, altri due connazionali: il padre di Daniel, Fausto Candio, e il suo collega Andrea, sulla cui identità è stato chiesto di mantenere riserbo.
Ad accusare Fabio Galassi sarebbero stati alcuni cittadini italiani dipendenti dell'azienda per cui lavora come direttore generale, la General Works, ditta di costruzioni italo-guineana tra i cui soci di maggioranza c'è il Presidente della Guinea Equatoriale Teodoro Obiang Nguema Mbasogo. La ditta non paga gli stipendi da diverso tempo, da quando il crollo del prezzo del barile ha creato forti difficoltà alla cleptocrazia guineana e i pagamenti del Governo alla General Work si sono interrotti.

La verità, per chi conosce il sistema economico di quel Paese, potrebbe però essere un'altra: già in passato la corruzione e la fame incontrollata di denaro da parte della famiglia al potere hanno creato le condizioni per una crisi economica fortissima. In novembre la Camera di Commercio, riunendo le principali aziende straniere, ha informato di non poter più pagare le commesse, alcune delle quali sono state revocate e riassegnate ad aziende asiatiche a costi più vantaggiosi. Un problema che vivono molte aziende e tantissimi lavoratori, guineani e stranieri, e che gli stessi detenuti romani vivevano, ci ha spiegato la madre di Filippo Galassi, Carla Strippoli. La posizione processuale di Fabio Galassi, rispetto a quella dei due ragazzi, sembra essere la più complessa proprio in virtù del ruolo ricoperto in General Works, mentre a carico di Filippo e Daniel le accuse non ci sarebbero neppure, nonostante i denuncianti abbiano indicato i due come impiegati in contabilità e quindi responsabili per l'azienda dell'erogazione degli stipendi.

A rendere la situazione ancora più complicata c'è un problema oculistico lamentato da Fabio Galassi e provocatogli da un pugno ricevuto al commissariato nel marzo scorso: secondo un medico avrebbe bisogno di un'operazione chirurgica per un rischio di distacco della retina ma tale operazione non sarebbe possibile negli ospedali guineani. Fortunatamente i tre italiani prigionieri nel carcere di Bata non hanno subito maltrattamenti, torture o trattamenti inumani e degradanti, un'esperienza riservata al connazionale Roberto Berardi, rientrato in Italia il 14 luglio scorso dopo aver scontato l'intera pena e anche di più.

"La detenzione dei nostri connazionali ormai protratta da oltre cinque mesi in condizioni durissime, presenta numerosi profili di ingiustizia. Le accuse contro i tre risulterebbero non essere state ancora formulate, contrariamente ai principi più elementari del diritto e alle leggi della stessa Guinea, che, prevedono un termine di 72 ore. Le condizioni delle carceri della Guinea equatoriale – come ha potuto testimoniare un altro nostro connazionale, l’imprenditore pontino Roberto Berardi, liberato e tornato in Italia lo scorso luglio dopo una detenzione di due anni e mezzo – sono terribili, e in esse viene praticata spesso la tortura. Considerati i tempi fin qui trascorsi in carcere senza che siano state neppure formulate le accuse, vi è ragionevolmente da temere tempi processuali lunghissimi, tali da far temere seriamente per le condizioni di salute dei due Galassi e di Manuel Candio"

si legge nell'interrogazione al Senato.

Contrariamente alla vicenda drammatica che ha coinvolto Berardi, per i tre romani la diplomazia italiana si è mossa subito: il lavoro svolto sul posto dal console italiano Massimo Spano è importante ed è lui che fa da collegamento tra i detenuti e le famiglie, che non possono tuttavia mettersi direttamente in contatto con i congiunti detenuti e devono accontentarsi dei rapporti settimanali del console e del padre di Daniel, Fausto, che ogni finesettimana viene autorizzato a fargli visita. In carcere tuttavia sembra che i connazionali vivano una situazione di angoscia costante, non tanto per la propria incolumità quanto più per l'intertezza sui tempi processuali: come è possibile che dopo quasi tre mesi non sia stata chiarita la posizione processuale, con accuse e prove, di Filippo Galassi e Daniel Candio?

Da Yaoundè la nostra Ambasciata fa sapere di aver trovato molta collaborazione nelle autorità diplomatiche e giudiziarie guineane, che avrebbero chiesto altro tempo per studiare meglio il caso ma che contemporaneamente, questo lo diciamo noi, non avrebbero fornito alcuna prova concreta nè accusa circostanziata a carico di Fabio e Filippo Galassi e di Daniel Candio, oltre che a mantenere immotivatamente in regime di arresti domiciliari Fausto Candio e Andrea. Va inoltre detto che il fermo di Polizia (cui sono sottoposti i due ragazzi) per la legge guineana può protrarsi al massimo per 72 ore, superate da diverse settimane, e che l'angoscia delle famiglie in Italia è, oltre che palpabile, anche legittima.
L'unica mossa concreta fatta in quasi sei mesi di detenzione, è un servizio televisivo "trappola" messo in piedi a danno di Fabio Galassi, che era stato autorizzato dal magistrato a recarsi a casa, scortato, per reperire alcuni documenti e che si è ritrovato accusato di aver rotto i sigilli ed essere entrato in casa per trafugare alcune prove.

Una situazione che tutti sperano si risolva in fretta, cosa che in Guinea Equatoriale sembrano non avere: l'interrogazione parlamentare presentata ieri al Senato, la prima su questo caso, è un primo passo cui si spera ne seguano altri, magari da parte del governo.

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