Stefano Cucchi, inchiesta bis: un carabiniere indagato per falsa testimonianza

L'inchiesta bis sulla morte di Stefano Cucchi coinvolge per la prima volta uomini dei Carabinieri. La sorella Ilaria: "Avevo detto non era finita".

"Lo avevo detto che non era finita", con queste parole Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, il geometra che perse la vita nel 2009 in seguito alle percosse subite dopo il suo arresto, ha commentato ai microfoni del Gr1 l'apertura da parte della Procura di Roma dell'inchiesta bis. La sentenza d'appello aveva sconvolto la famiglia Cucchi, tutti assolti i medici e gli infermieri condannati in primo grado. Stefano Cucchi era morto a causa delle violenze subite, ma non c'era nessun colpevole.

La famiglia aveva subito annunciato che avrebbe proseguito la sua battaglia affinché la verità venisse a galla. A marzo la Procura di Roma e la famiglia hanno presentato ricorso contro la sentenza della Cassazione. Ora una nuova indagine proverà a fare luce su cosa è accaduto negli ultimi giorni di vita del 31enne. La novità è il coinvolgimento di un carabiniere, si tratta di Roberto Mandorlini, all'epoca vice comandante della stazione di Tor Vergata.

Le sue deposizioni contro i medici del Pertini e gli agenti della Penitenziaria sarebbero in contrasto con quanto accertato dai pm, per questo è indagato per falsa testimonianza. Insieme a lui sarebbero al vaglio anche le posizioni di altri due militari dell'Arma, secondo quanto scrive il Corriere della Sera si tratta di Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro, contro di loro non è stata avanzata ancora nessuna contestazione ma potrebbero essere indagati per lesioni colpose. Mandorlini deve chiarire i motivi del mancato fotosegnalamento di Cucchi, inseguito alla perquisizione domiciliare, come previsto dalla prassi. Di Bernardo e D'Alessandro avrebbero invece operato in borghese, ma nei documenti non risulterebbe la loro presenza la sera della perquisizione. C'è da chiarire quindi il modo e il motivo per il quale sono entrati a contatto con la vittima.

Il legale della famiglia Cucchi, Fabio Anselmo, si è detto molto soddisfatto per la notizia del coinvolgimento, per la prima volta, di un carabiniere e si dice convinto che questa volta si arriverà alla verità, confidando nella qualità del materiale fornito dalla famiglia di Stefano Cucchi e dal lavoro svolto dalla stessa Procura: "Prendiamo atto con soddisfazione la notizia che ci sarebbero tre carabinieri sotto inchiesta per la morte di Stefano Cucchi. Credo si tratti solo dell'inizio; la verità sta venendo a galla. Abbiamo raccolto elementi che crediamo siano di grande contributo per far luce sull'intera vicenda, e li abbiamo immediatamente portati in procura. Sono certo che la procura avrà fatto molto di più. Questi elementi riguardano sia aspetti medico-legali sia la ricostruzione degli eventi dei quali è rimasto vittima Stefano. Lui è stato pestato probabilmente più volte e poi è morto in conseguenza di quei pestaggi".

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