Caporalato: ancora una vittima. Morto un bracciante

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Le condizioni di lavoro estreme erano troppo dure anche per un uomo di 42 anni. Stiamo parlando della triste vicenda di Arcangelo De Marco, che è deceduto oggi, dopo oltre un mese di coma.

Il bracciante agricolo di San Giorgio Jonico (Taranto) era crollato a terra, stremato da una giornata di lavoro di 12 ore, lo scorso 5 agosto. Il lavoratore aveva avvertito un malore nelle campagne del Metapontino, in provincia di Matera. Si trovava sotto un tendone mentre era intento nelle operazioni di acinellatura dell'uva.

Successivamente è stato trasportato in elicottero all’ospedale di Potenza, dove però non è stato possibile salvargli la vita. Giuseppe Deleonardis, segretario della Flai Cgil, subito dopo il malore accusato da De Marco, aveva lanciato un allarme inquietante. Al centro delle severe critiche del sindacalista non solo le condizioni inumane di lavoro, ma anche la pericolosa diffusione di farmaci tra i lavoratori: "in quelle campagne si usino fitofarmaci pericolosi che fanno sentire male gli operai".

De Marco era un concittadino di Paola Clemente, la donna morta, sempre dopo aver accusato un malore, nelle campagne di Andria, a 49 anni, lo scorso 13 luglio. Anche lei lavorava nei vigneti.

Sia nel caso De Marco sia in quello Clemente sono state aperte inchieste. Per quanto concerne la bracciante è stato il marito, Stefano Arcuri, a sporgere denuncia. Così la Procura di Trani ha iscritto nel registro degli indagati il titolare dell'azienda che aveva assunto la donna, il responsabile della ditta di trasporti che l'aveva condotta sul luogo di lavoro e l'autista che guidava l'autobus.

Ma l'estate ha fatto emergere altri casi di morti sul lavoro nel settore agricolo, come quella di Mohamed, il 47enne sudanese colpito da un malore nelle distese di pomodori a Nardò, e del cittadino tunisino a Polignano a Mare.

Il ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina, e il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, si sono impegnati a far approvare una nuova legge sul caporalato nel settore agricolo. La norma prevede l'immediata confisca dei beni per le imprese che sfruttano il lavoro nero nei campi. Tuttavia, non mancano le polemiche, visto che il testo trascurerebbe del tutto i costi di produzione.

A tale riguardo ha dichiarato qualche giorno fa Roberto Moncalvo, presidente di Coldiretti:

"Un chilo di pomodori raccolto in Puglia viene pagato meno di 8 centesimi al chilo. Non coprono i costi di produzione e di raccolta, ma alimentano una catena dello sfruttamento che occorre spezzare"

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