Scattone rinuncia alla cattedra: "Senza serenità, non posso accettare l'incarico"

Con una dichiarazione rilasciata all'Ansa, Giovanni Scattone mette fine alla polemica che lo ha visto coinvolto, suo malgrado, negli ultimi giorni. L'ex assistente di filosofia del diritto dell'Università la Sapienza di Roma fa un passo indietro spontaneamente, rinunciando alla cattedra che gli è stata assegnata, e motiva così la sua decisione: "Se la coscienza mi dice di poter insegnare, la mancanza di serenità mi induce a rinunciare all'incarico".

Scattone, condannato per l'omicidio di Marta Russo, era entrato di ruolo attraverso un regolare concorso pubblico,dopo anni di supplenze. Gli era stata assegnata la cattedra di psicologia dell'Istituto Professionale Luigi Einaudi di Roma. Subito però si erano sollevate le proteste da più parti, a partire da quelle della famiglia della giovane studentessa che perse la vita nel 1997. Sulla questione era intervenuto anche il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini che aveva spiegato come fosse impossibile mettere un veto all'assunzione di Scattone, affidando così la scelta alla "coscienza del condannato che ha espiato la sua pena".

Scattone, assistito dal suo avvocato Giancarlo Viglione, ha spiegato che la decisione è stata presa con "dolore e amarezza" dettati dalla constatazione che di fatto gli si "vuole impedire di avere una vita da cittadino normale". Come ha sempre fatto si continua a professare innocente, spiega di aver rispettato la sentenza, pur non condividendola. Proprio per questo aggiunge: "Quella stessa sentenza mi consentiva, tuttavia, di insegnare. Ed allora sarebbe stato da Paese civile rispettare la sentenza nella sua interezza".

La mancanza di serenità, scaturita dalle tane polemiche che hanno accompagnato la notizia della sua assunzione in un istituto romano, non gli avrebbe permesso di svolgere al meglio il suo lavoro: "Per essere un buon insegnante si debba anzitutto essere persona serena. Oggi, in ragione di queste polemiche, non ho più la serenità che mi ha contraddistinto nei dieci anni di insegnamento quale supplente: anni caratterizzati da una mia grande soddisfazione anche e soprattutto legata al costruttivo rapporto instauratosi con alunni e genitori".

Lo sfogo si conclude con una riflessione amara ma anche con la speranza che qualcosa possa cambiare in futuro: "Questo Paese mi toglie anche il fondamentale diritto al lavoro. Dopo la tragedia che mi ha colpito, solo la speranza mi ha dato la forza di andare avanti. Vivrò con la speranza che un giorno la parte sana di questo Paese, che pure c'è ed è nei miei tanti ex alunni che in questi giorni mi sono stati vicini e nella gente comune che mi ha manifestato tanta solidarietà, possa divenire maggioranza".

Scattone, Ministro Giannini: "Non si può mettere un veto al rientro in cattedra"

Aggiornamento 9 settembre 2015 - Il ministro dell'Istruzione, Stefania Giannini, è intervenuta a Trento all'iniziativa Panorama d’Italia. Ivi, ha espresso anche un parere sulla presa di servizio di Giovanni Scattone all'istituto professionale Luigi Einaudi di Roma.

Il ministro ha ribadito ciò che era ovvio, anche se la polemica sta divampando in questi giorni: "Il caso Scattone risale a 17 anni fa, il professor Scattone da allora ha insegnato come supplente, e adesso fa parte di graduatorie da cui è stato attinto, la sua è una decisione libera, è un atto volontario aver accettato, lo lascio alla sua coscienza di condannato che ha espiato la sua pena, che non conteneva l'interdizione dai pubblici servizi. Ma è un professore che ha già insegnato, sfido chiunque a poter mettere un veto".

La Giannini ha poi precisato di comprendere il dolore espresso dalla mamma di Marta Russo: "nel cuore di una madre rimane una lacerazione insanabile, per questo accolgo senz'altro l'appello che ci rivolge, troveremo il modo di ricordare Marta".

Ma, allo stesso tempo, ha confermato che non pensa che ci siano rischi per i futuri allievi di Scattone: "Da madre mi sentirei tranquilla, perché una persona nella vita può commettere cose enormi, può anche non superarle ma può anche arrivare a una piena espiazione e riabilitazione interiore".

Omicidio Marta Russo: Giovanni Scattone entra in ruolo, insegnerà psicologia a Roma


Giovanni Scattone

, l'ex assistente di filosofia del diritto dell'Università La Sapienza di Roma condannato in via definitiva con il collega Salvatore Ferraro per l'omicidio colposo di Marta Russo, colpita a morte all'interno della Città universitaria il 9 maggio 1997, insegnerà psicologia a Roma, per lui è arrivata infatti l'immisione in ruolo.

Marta Russo, 22enne studentessa di giurisprudenza, venne raggiunta da un colpo di pistola alla nuca mentre percorreva con un'amica un vialetto dell'Università, tra la sua facoltà e quella di Scienze Statistiche: la ragazza morirà dopo cinque giorni di agonia in ospedale.

Un omicidio senza movente, su cui si sono affastellate varie ipotesi per venirne a capo, addirittura si era parlato di una nuova strategia della tensione. Secondo i giudici si è trattato invece "solo" di un assurdo quanto stupido "gioco": un proiettile sparato da una finestra della facoltà di Giurisprudenza ha raggiunto la studentessa la cui unica "colpa" è stata quella di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Ora monta la polemica, come accadde quattro anni fa, quando Scattone venne attaccato per la supplenza in Storia e filosofia ottenuta al Liceo Cavour di Roma, la stessa scuola dove aveva studiato Marta Russo. Il 47enne in seguito agli attacchi aveva poi deciso di rifiutare l'incarico.

Adesso Scattone insegnerà psicologia agli studenti dell'istituto professionale Luigi Einaudi di Roma. Lui, docente precario entrato in ruolo quest'anno, aveva superato nel 2012 il concorso arrivando decimo nell'Ufficio Scolastico del Lazio. Scattone ha poi continuato a insegnare in altre scuole fino all'immissione in ruolo.

"Che io, a più di 50 anni, debba ogni mattina andare fuori Roma per insegnare perché sorpassata da Giovanni Scattone lo trovo un paradosso" spiega C.I., insegnante precaria che aggiunge: "Ciò stride con l'idea della buona scuola che ci era stata promessa e con la mia identità di cittadina da sempre obbediente alle leggi. Per me ha il sapore di una beffa sapere che sarà proprio lui, condannato per l'omicidio colposo di una ragazza, a insegnare ai ragazzi la psicologia, cioè il meccanismo delle emozioni e dell'emotività" conclude la docente intervistata dal Corriere della Sera. Per la cronaca Scattone è stato condannato dalla Cassazione nel 2003 a 5 anni e 4 mesi per l'omicidio di Marta Russo, il suo "complice" Salvatore Ferraro a 4 anni e 2 mesi.

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