Sconto di pena per l'assassino di Giovanna Reggiani perchè "era ubriaco e lei ha tentato di difendersi"

reggiani

C'è qualcosa di molto poco logico nelle motivazioni della sentenza della Corte d'Assise che ha visto il solo ed unico responsabile dell'omicidio di Giovanna Reggiani, il 25 enne romeno Romulus Nicolae Mailat, condannato a 29 anni di carcere.

Non l'ergastolo quindi perché "era ubriaco e in preda all'ira", ma anche perché la signora Reggiani si sarebbe difesa e questo ha portato Mailat a "dover usare il bastone" anziché continuare a mani nude.

Questo quanto dichiarato dalla Corte d'Assise:

La Corte pur valutando la scelleratezza e l'odiosità del fatto commesso in danno di una donna inerme e da un certo momento in poi esanime, con violenza inaudita, non può non rilevare che sia l'omicidio che la violenza sessuale, limitata alla parziale spoliazione della vittima e ai connessi toccamenti, sono scaturiti del tutto occasionalmente dalla combinazione di due fattori contingenti: lo stato di completa ubriachezza e di ira per un violento litigio sostenuto dall'imputato e la fiera resistenza della vittima. In assenza degli stessi, l'episodio criminoso, con tutta probabilità, avrebbe avuto conseguenze assai meno gravi



In questo gioco dell'assurdo l'ira e l'alcol non costituiscono aggravanti, bensì attenuanti ed è anche il periodo ipotetico che sconvolge, come dire che se Giovanna Reggiana non si fosse difesa forse non sarebbe morta o che se non fosse passata di lì non le sarebbe successo niente e si potrebbe continuare all'infinito a fare ipotesi che però sono ben diverse dalla realtà dei fatti.

Una donna è stata aggredita, stuprata e infine uccisa, ma l'assassino non viene condannato all'ergastolo, ma a ventinove anni di carcere, perché :

All'epoca era ventiquattrenne, incensurato, e l'ambiente in cui viveva era degradato. Queste circostanze, assieme al dettato costituzionale secondo cui la pena deve tendere alla rieducazione, inducono la Corte a risparmiargli l'ergastolo, concedendogli le attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti contestate, pur irrogando la pena massima per l'omicidio.

Facile immaginare le polemiche scaturite da queste dichiarazioni, come si può leggere sul Corriere Della Sera e sul Giornale.

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