Roberto Berardi da Amnesty International: "In Guinea violano sistematicamente i diritti umani"

Conferenza stampa nella sede di Amnesty International Italia dell'imprenditore liberato il 9 luglio dal carcere della Guinea Equatoriale

Roberto Berardi sta bene ed è combattivo: oggi a mezzogiorno, nella sede italiana di Amnesty International, l'imprenditore pontino scarcerato il 9 luglio scorso dalle galere di Bata, in Guinea Equatoriale, e rientrato a Roma nella tarda mattinata di martedì 14 luglio, ha raccontato la sua esperienza da incubo nelle carceri africane del piccolo paese subsahariano.

Un'esperienza fatta di orrore e disumanità sulla quale lo stesso Berardi non lesina racconti vietati ai minori: dalle botte "sistematiche" affidate a pezzi dello Stato della Guinea Equatoriale, come alcuni corpi speciali della polizia, alle stanze delle torture nel commissariato di Bata, dove l'imprenditore ha trascorso i primi 45 giorni di arresto (periodo di detenzione definito "illegale" dallo stesso Tribunale che lo condannò), fino al tentativo di fuga disperato, fallito perchè scontratosi contro il cancello chiuso del Consolato spagnolo della piccola città equatoguineana.

Il racconto di Berardi è tagliente come una lama: i soprusi, le violenze, le violazioni dei più basilari diritti umani sono definiti a più riprese "sistematici", nel senso che sono parte del sistema giudiziario, penale e di polizia della repressione del regime nguemista. L'uso del terrore per soggiogare un popolo, una pratica non nuova ma non per questo umanamente accettabile, è la tecnica che da quasi 40 anni Teodoro Obiang Nguema Mbasogo ed il suo clan familiare adottano per mantenere incatenate centinaia di migliaia di persone ogni giorno.

La realtà che racconta Roberto Berardi è la realtà di chi ha toccato con mano cosa significhi essere un parìa in Guinea Equatoriale:

"Penso alle centinaia di migliaia di persone che vivono in quel paese e non posso accettare che subiscano ogni giorno quello che ho subito io. Le carceri laggiù sono piene di persone innocenti torturate, come anche di cittadini stranieri che in Guinea Equatoriale subiscono le peggiori violenze, vengono spogliate di tutto, sbattute in carcere e poi anche espulse dal Paese"

Un tema, questo, sottolineato anche dal Presidente di Amnesty Italia Antonio Marchesi:

"In quelle carceri ci sono ancora alcuni italiani, altri stranieri e e soprattutto molti cittadini locali. La Guinea è retta da un regime che viola sistematicamente i diritti umani, è una delle purtroppo numerose dittature dimenticate"

Una "lotta", quella che annuncia l'imprenditore pontino, che è anche un obbligo morale verso le persone che in carcere lo hanno aiutato, oltre che verso gli altri italiani che Berardi ha lasciato nella prigione di Bata, Fabio e Filippo Galassi (incarcerati senza accuse formali per mesi) e Daniel Candio, tuttora detenuto senza alcun capo d'accusa.

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