Caritas denuncia le nuove schiavitù a km zero

Migliaia di migranti vengono sfruttati durante i raccolti estivi

Lo sfruttamento del lavoro dei migranti nel settore agricolo è un fenomeno che ha assunto proporzioni inquietanti. Dai campi di Rosarno e Nardò, dove il caporalato è in mano alla criminalità organizzata, la nuova schiavitù è dilagata anche al nord, nei frutteti del saluzzese, per esempio, oppure nei vigneti delle Langhe dove i vignaioli vengono pagati 3 euro all’ora in una delle zone dove si producono alcuni fra i vini più pregiati al mondo. Di esempi del genere, meno noti di quelli di Rosarno, ce ne sarebbero da fare a centinaia.

La Caritas Italiana ha reso note ieri le cifre di questa piaga: fra il 2010 e il 2013 almeno 5400 raccoglitori, quasi interamente migranti sono stati sfruttati da caporali e associazioni mafiose. Secondo la Caritas si tratta di una cifra sottostimata visto che nel 2014 sono stati registrati 1300 casi di sfruttamento in soli sei mesi che sono diventati 2000 nei primi mesi del 2015, quindi prima dei mesi dei raccolti estivi in cui si raggiunge il picco di richiesta di personale.

Ma, come sottolineato da Oliviero Forti, responsabile immigrazione della Caritas Italiana, il fenomeno dello sfruttamento del lavoro non riguarda soltanto l’agricoltura, ma si verifica anche nell’edilizia, nell’industria e nel lavoro domestico.

Durante un convegno tenutosi a Expo Milano 2015, Caritas Italiana ha presentato il rapporto di Progetto Presidio che 10 Caritas diocesane hanno attivato sui rispettivi territori per fornire assistenza ai lavoratori migranti stagionali si a livello legale e sanitario che per avere informazioni e dati su come, dove e perché il fenomeno continua a svilupparsi.

Questi lavoratori costituiscono la parte più vulnerabile dell'immigrazione in Italia. Si trovano in condizioni tali che solo una prestazione fortemente sfruttata può dare loro quel minimo per sopravvivere, ma ovviamente in condizioni inaccettabili. C'è chi specula pagando cifre irrisorie a queste persone, per permettere di avere tutto l'anno primizie sulle nostre tavole, che paghiamo così poco perché alla base di questa filiera c'è chi viene gravemente sfruttato,

ha spiegato Oliviero Forti.

Secondo Davide Mancini, procuratore distrettuale antimafia a l'Aquila, il primo passo per rompere questa catena di sfruttamento è far uscire queste migliaia di lavoratori schiavizzati dall’invisibilità, un impegno che non può gravare solamente sulle spalle delle realtà locali:

Ma quello che realmente necessita è una vera politica anti-tratta e anti-sfruttamento. Ma sarebbe opportuno che il tutto avvenisse, come si dice in contesti internazionali, attraverso un sistema “multi agenzia” ovvero tutti dalla stessa parte per ottenere un risultato.

Caporalato Palmi  arresti

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