Brescia, truffa nel trasporto dializzati: 30 indagati

Ambulanza e Polizia, Italia

Lo scandalo che investe il mondo dell'associazionismo e della sanità bresciana è destinato a far discutere. La Procura ha inscritto nel registro degli indagati i legali rappresentanti di 22 associazioni non profit e di 2 società. Al momento risultano denunciate 32 persone. Inoltre, pare sia stato disposto il sequestro dei conti correnti degli enti interessati, a cui sarebbero stati lasciati solo 5mila euro di liquidità disponibili per l'attività ordinaria.

Le accuse per gli indagati, secondo quanto si apprende da una conferenza stampa tenutasi questa mattina in Procura, sono di abuso di ufficio, truffa e falso ideologico. A finire nell'inchiesta, afferma il Giornale di Brescia, ci sarebbero anche i due vertici della Asl: Carmelo Scarcella (il direttore generale) e Francesco Vassallo (il direttore sanitario).

La magistratura del capoluogo lombardo ha svolto indagini sul trasporto in ambulanza dei pazienti sottoposti a dialisi. In particolare, sui rimborsi richiesti ed erogati dalle associazioni di volontariato tra il 1°gennaio 2011 e il 30 giugno 2013. La truffa, per la Procura, ammonterebbe ad un totale di 1 milione e 400mila euro. Si va da da i 175 euro contestati al gruppo volontari del Garda fino ad un massimo di 353mila contestati a La Serenissima. Ma, ovviamente, queste cifre sono tutte da dimostrare.

Sandro Raimondi, il procuratore aggiunto, sostiene che le associazioni coinvolte avrebbero attestato false prestazioni, gonfiando il numero di chilometri effettivamente percorsi per poi intascare i proventi dello Stato. Ricordiamo che la convenzione tra l'Azienda ospedaliera e le associazioni prevede che ad essere rimborsabile è il percorso tra l'abitazione dei dializzati e l'ospedale. Ma, dalle indagine, emergerebbe che nel calcolo dei chilometri sarebbero finti anche quelli percorsi dalle sedi delle associazioni alle case dei pazienti.

Dunque, invece dei due viaggi ritenuti necessari per dializzato ce ne sarebbero stati quattro. Ma gli enti coinvolti contestano le accuse della Procura, perché colliderebbero con una nota dell’Asl del 2009, che dava invece il benestare al "doppio viaggio".

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