'Ndrangheta, bruciacchiava banconote per "riciclarle" in Banca d'Italia

Ndrangheta bruciava banconote per riciclarle

Antonio Fameli, pensionato pluripregiudicato residente a Loano, in provincia di Savona, e ritenuto a stretto legame con la 'ndrangheta di Gioia Tauro, aveva escogitato un trucchetto per riciclare denaro e alla fine era riuscito a farlo per una somma di 115mila euro.

In pratica Fameli, che gestiva un chiosco sul lungomare di Loano attraverso un prestanome, rovinava le banconote bruciacciandole o inumidendole per poi farle ammuffire e quando erano logore le portava presso la filiale di Genova della Banca d'Italia per farsele cambiare, ottenendo così in cambio banconote nuove di zecca e dunque "pulite". Erano banconote da 100, 200 e soprattutto 500 euro. La Banca d'Italia ha collaborato alle indagini, ma dovrà spiegare come mai nessuno si è preoccupato considerato il gran numero di banconote da 500 portata da Fameli.

Su Fameli ora pende l'accusa di impiego di denaro di provenienza illecita. In passato è stato prima condannato all'ergastolo e poi prosciolto nel 1985, mentre nel 2012 era stato arrestato nuovamente e sottoposto a misura di prevenzione patrimoniale.
Nell'operazione della procura di Savona che si chiama "Il ritorno" sono coinvolti anche l'autista di Fameli, Fabio Domenicale, che è stato arrestato e altre dieci persone, denunciate in stato di libertà e sottoposte a perquisizioni.

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