Roberto Berardi, verso il fine pena per l'imprenditore in carcere in Guinea Equatoriale

Il prossimo 19 maggio scadono i termini di carcerazione per Roberto Berardi, da 2 anni e 4 mesi in carcere in Guinea Equatoriale

6 maggio 2015 - La III Commissione Affari Esteri della Camera dei Deputati, riunitasi ieri pomeriggio, ha approvato ieri la risoluzione 7-00602, in una nuova formulazione, presentata dal deputato del M5s Manlio Di Stefano.

Con la risoluzione, firmata oltre che da deputato Di Stefano anche dai suoi colleghi pentastellati Sibilia, Di Battista, Spadoni, Scagliusi, Grande e Del Grosso, il viceministro degli Esteri Lapo Pistelli, facente ieri le veci del governo, si è impegnato come segue:

"[...] premesso che:
    il nostro concittadino Roberto Berardi è stato arrestato senza un mandato il 18 gennaio 2013 nella sua casa di Bata in Guinea Equatoriale dove si trovava per lavoro;
    il 26 agosto 2013, la Corte provinciale di Bata lo condannava a 2 anni e 4 mesi di reclusione per appropriazione indebita;
    sulla vicenda sono già stati presentati dieci atti di sindacato ispettivo al Parlamento italiano e due al Parlamento europeo,

impegna il Governo:
   a fornire al signor Roberto Berardi, direttamente o indirettamente mediante il corrispondente consolare presente in loco e coinvolgendo, se necessario, le Rappresentanze dei Paesi partner, ogni possibile assistenza sia dal punto di vista della tutela dei suoi diritti che della sua incolumità fisica anche dopo la scarcerazione del nostro concittadino;
   a farsi carico, per quanto di competenza e nell'ambito delle risorse finanziarie disponibili, come già avvenuto in passato, degli oneri connessi alla prestazione di terapie medicinali nei confronti di Roberto Berardi. "

Nel corso della discussione in Commissione il viceministro Pistelli ha precisato come i casi giudiziari di Roberto Berardi e di Fabio Galassi, anch'esso incarcerato a Bata Central, siano assai diversi: il primo è stato condannato per appropriazione indebita al termine di un processo (iniquo ed ingiusto secondo il suo legale africano) mentre il secondo si trova in carcere senza accuse formali. Pistelli ha tuttavia riconosciuto la situazione politica "assai peculiare" della Guinea Equatoriale.

Il viceministro ha inoltre fatto presente come il caso di Berardi possa far da monito a tutti i nostri concittadini, che dovrebbero chiedersi sempre quali siano le condizioni del Paese in cui si recano a svolgere la propria attività imprenditoriale. Un consiglio assolutamente condivisibile, cui ci sentiamo di aggiungere anche quello di verificare le condizioni e la sovranità delle nostre rappresentazioni consolari e diplomatiche: non è un mistero che la vicenda Berardi è stata gestita tragicamente da parte dell'allora rappresentanza italiana in Cameroun, competente per territorialità anche sulla Guinea Equatoriale, all'epoca nel pieno di una bufera a causa, anche, delle dimissioni di un Carabiniere di servizio all'ambasciata di Yaoundè, accusato di avere intascato 7000€ per 6 visti di ingresso (una cosa simile è avvenuta anche a Santo Domingo, dove la Farnesina ha infine deciso di chiudere l'ambasciata).

Non un comportamento "omissivo", come ieri precisato anche in Commissione, quello delle nostre autorità diplomatiche ed istituzionali, quanto più la sfortuna di Berardi di essere stato arrestato nel posto sbagliato al momento sbagliato dal socio sbagliato e con l'assistenza consolare sbagliata. Un po' come successo al diplomatico Daniele Bosio, agli arresti in attesa di processo per abusi sessuali nelle Filippine.

Verbale III Commissione Affari Esteri - 5/5/15

Roberto Berardi, verso il fine pena per l'imprenditore in carcere in Guinea Equatoriale

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5 maggio 2015 - Mancano pochi giorni alla liberazione dell'imprenditore italiano Roberto Berardi, da 2 anni e 4 mesi incarcerato a Bata, nella piccola Guinea Equatoriale: il prossimo 19 maggio scadono infatti i termini e si estingue la pena carceraria commutata all'imprenditore in seguito ad una diatriba con il socio africano, il vicepresidente del Paese Teodorin Obiang Nguema Mangue.

Accusato di malversazione e truffa ai danni della società da lui stesso fondata e condannato per questo al carcere, 2 anni e 4 mesi passati per la maggior parte del tempo in regime di isolamento, spesso vessato ed umiliato dai suoi carcerieri, che hanno commesso atti inumani e degradanti "certificati", come rivelarono alcune fotografie dello stesso Berardi ed egli stesso in una telefonata con il senatore del PD Luigi Manconi.

Le preoccupazioni della famiglia non sono però ancora finite: sul collo di Berardi pende infatti una richiesta risarcitoria da parte proprio dell'ex-socio, 1,5 milioni di euro che rischiano di diventare l'impedimento finale per il suo rimpatrio.

Secondo quanto ci aveva rivelato il suo legale Ponciano Mbomio Nvò lo scorso ottobre sono molti gli illeciti e le storture del diritto operate nel caso giudiziario del suo assistito italiano: dal processo, che sarebbe stato portato a termine senza prove ed anzi ignorando le prove a sua difesa, istruito penalmente nonostante riguardasse una diatriba tra soci. Oltre a questo, sembra che sia stato proprio il socio africano di Berardi, Teodorin Obiang, ad ordinare il trasferimento di fondi dai conti correnti della loro società, la Eloba Contruccion SA, ad altre società negli Stati Uniti: per questo motivo lo stesso Obiang ha patteggiato in California una condanna al pagamento di 30 milioni di dollari, che secondo la magistratura americana sarebbero frutto di appropriazione indebita e corruzione nel suo paese.

Tra i movimenti bancari ricostruiti dalla magistratura americana ci sono proprio i trasferimenti di fondi dalla Eloba a conti correnti in banche californiane riconducibili proprio a Teodorin Obiang.

Di avviso diverso invece il governo nguemista: recentemente, l'ambasciatore della Guinea Equatoriale alla FAO di Roma, Crisantos Obama Ondo, ci ha spiegato che l'amministrazione della giustizia è indipendente dal potere politico nel suo paese, che la colpevolezza di Berardi è stata dimostrata al processo e che, dal 19 maggio, sarà comunque libero di rientrare a casa.

A scanso di equivoci la famiglia ha chiesto un impegno concreto alle autorità italiane e comunitarie affinchè tutelino l'incolumità fisica e legale di Roberto Berardi una volta uscito dal carcere: dopo il pasticcio diplomatico dei primi mesi, nei quali l'inconcludenza dei funzionari diplomatici italiani in Cameroun è stata di fatto scaricata sulla pelle dell'imprenditore che era in carcere e subiva torture quotidiane, fisiche e psicologiche.

Di fronte all'impegno sia del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni che dell'Alto Commissario UE Federica Mogherini il fratello di Berardi, Stefano, ha fatto sapere di essere ora più fiducioso che questa vicenda possa concludersi, finalmente, nel migliore dei modi:

"L'impegno della Farnesina finalmente si concretizza, sono molto contento dell'impegno preso dal ministro Gentiloni e dall'Alto Commissario Ue Mogherini. Ci stanno dando una mano fondamentale per portare a casa Roberto"

ha detto a Blogo Stefano Berardi, che cura la pagina Facebook del fratello.

Lettera Farnesina

Lettera Alto Rappresentante Ue

Oggi pomeriggio si è inoltre tenuta una seduta della III Commissione Esteri della Camera dei Deputati, che ha discusso una risoluzione del deputato pentastellato Manlio Di Stefano, redatta con la collaborazione di alcuni attivisti di Latina ed amici di Roberto Berardi, che da mesi cercano in ogni modo di sensibilizzare sul tema. La risoluzione del M5s punta anch'essa ad ottenere un impegno concreto da parte del Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni per la tutela dell'incolumità fisica e dei diritti del cittadino italiano Roberto Berardi.

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