"O paghi o ti accusiamo di pedofilia": 63enne si toglie la vita, rinviati a giudizio i tre ricattatori

papaliaLa pedofilia è uno dei reati più gravi di cui ci si possa macchiare ed essere accusato di tale reato può rovinarti la vita. Giustamente se sei colpevole, ma questo non era il caso del 63enne Giuseppe Papalia.

L'uomo, muratore residente a Castelnuovo Scrivia, in provincia di Alessandria, era stato scelto come "vittima" da alcuni suoi lontani parenti calabresi, trasferitisi al nord, che avevano deciso di fare soldi ricattando l'uomo che, se non avesse pagato, sarebbe stato da loro accusato di aver molestato la loro figlia di 16 anni.

I fatti risalgono all'inizio del 2007 quando il muratore viene contattato dal convivente della madre della bambina che ben gli spiega i termini del loro ricatto, "o paghi o diciamo che sei un pedofilo".

L'uomo, sapendo a cosa sarebbe andato incontro, ha iniziato a pagare. Per mesi ha consegnato il denaro alla 16enne, usata dalla famiglia come "corriere" del denaro poi, si è tolto la vita. O almeno così sembrerebbe.

Dopo mesi di prestiti chiesti alle banche e al suo datore di lavoro, la sera del 28 maggio riceve una telefonata ed esce di corsa di casa senza fare più ritorno.

Due mesi dopo, il 6 maggio 2007, viene trovato impiccato in un cantiere poco lontano dalla sua abitazione. Sul corpo sono stati trovati dei biglietti che, imitando la carta intestata della procura di Tortona, spiegavano di un fantomatico procedimento penale per molestie sessuali verso una giovane di 16 anni.

Da lì partono le indagini che, grazie agli spostamenti bancari, conducono alla mente dietro il terribile piano: Teresa Angela Camillo, madre della 16enne, aiutata dal suo convivente, il 26enne Salvatore Caccamo.

Ma c'è qualcosa che non quadra: i Ris di Parma individuano nel pc della donna i biglietti scritti dall'uomo. Questo può indicare un omicidio mascherato da suicidio o comunque che la donna fosse a conoscenza del suicidio del 63enne ed avesse cercato in qualche modo di depistare le indagini.

Le indagini sono chiuse e i tre, denunciati per estorsione e morte come conseguenza di altro delitto, in questi giorni sono stati rinviati a giudizio dal pm di Tortona Valeria Arduino. I familiari dell'uomo non credono alla storia del suicidio e sperano che la verità venga presto a galla.

Via | La Stampa

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