Al Qaeda in Sardegna, indizi su attentato in Vaticano: al via gli interrogatori

18 arresti dell'antiterrorismo: operazione in sette province italiane

26 aprile 2015 - Sono iniziati ieri gli interrogatori delle dieci persone arrestati dalla Digos di Sassari perchè ritenuti legati a una cellula terroristica vicina ad Al Qaeda.

I dieci presunti terroristi, originari del Pakistan e dell’Afghanistan, sono accusati a vario titolo di strage, associazione a delinquere finalizzata al terrorismo e all'immigrazione clandestina. Ieri l’ondata di interrogatori è cominciata con quello del 37enne Yahya Khan Ridi, arrestato a Foggia e rinchiuso nel carcere della cittadina.

I particolari emersi dall’interrogatorio non sono stati resi noti. Nel corso della settimana i magistrati sentiranno anche gli altri arrestati, tra i quali figurano anche il capo della comunità pakistana di Olbia, Sultan Wali Khan, e l'imam di Bergamo e Brescia Hafiz Muhammad Zulkifal.

Al Qaeda in Sardegna, indizi su attentato in Vaticano

14:00 - Continuano ad emergere nuovi ed inquietanti particolari ai margini del blitz della Digos e dell'antiterrorismo di questa mattina in 7 città italiane, che ha portato all'arresto di 18 presunti affiliati ad al-Qaeda.

In particolare emergono particolari piuttosto inquietanti su un presunto attentato in Vaticano che l'organizzazione avrebbe tentato di organizzare nel 2010 contro l'allora pontefice Benedetto XVI: dalle conversazioni intercettate sarebbe infatti emersa la presenza in Italia di un kamikaze e l'ipotesi degli inquirenti è che si stesse progettando, o si fosse progettato in passato, un attentato in Vaticano. Il capo della procura della Repubblica di Cagliari, Mauro Mura, che ha coordinato le indagini ha però anche precisato che la circostanza non al momento "oggetto di contestazione" nei confronti degli arrestati.

Secondo quanto riferisce laRepubblica erano quattro le organizzazioni terroristiche che ricevevano denaro dalla cellula sgominata in Italia. Con collette o donazioni legate a opere di beneficenza venivano raccolte ingenti somme di denaro destinate ad al-Qaeda e alle associazioni "Theerek e Taliban", "Theerek e Enifaz" e "Sharia e Mihammadi". Il ministro dell'Interno Angelino Alfano ha commentato l'operazione con soddisfazione: il blitz di oggi "significa che il nostro sistema funziona" e "che il nostro è un grande Paese capace di assestare questi colpi".

Tuttavia le parole di Alfano non sarebbero bastate a fermare le critiche le le polemiche di altri esponenti politici, che nelle ore immediatamente successive alle notizie del blitz si sono prodigati in dichiarazioni piccatissime: Roberto Calderoli della Lega Nord, che ha attaccato il governo relativamente al blitz di questa mattina chiedendosi come fosse possibile che tra gli arrestati ci fossero persone che hanno compiuto attentati (proprio per questo vengono arrestati).

Sulla stessa linea anche Giorgia Meloni di Fratelli d'Italia:

"Il blitz delle Forze dell'Ordine contro Al Qaeda è la prova che i terroristi sono già in Italia. Vediamo se Renzi e Alfano continueranno a sottovalutare il pericolo"

12:46 - Secondo BergamoNews il terrorista fermato nel capoluogo bergamasco sarebbe residente in un paese della Bassa. Si tratterebbe di un imam e formatore che operava tra le province di Bergamo e Brescia, esponente di spicco dell'organizzazione fondamentalista affiliata ad Al Qaeda. Suo sarebbe stato il ruolo da protagonista nell'organizzazione, come dirigente del movimento pietistico Tabligh Eddawa (Società della Propaganda). Più di frequente però, scrive il quotidiano Avvenire, era utilizzato il sistema cosiddetto “hawala”. Si tratta di un meccanismo di trasferimento valutario basato sul legame fiduciario diffuso nelle comunità islamiche. Tale sistema consente di trasferire una somma di denaro all’estero consegnandola ad un terminale presente nello Stato estero, detto “hawaladar”, che fornisce un codice identificativo segreto. I beneficiari della rimessa, tramite tale codice, possono prelevare la somma presso l’”hawaladar” della sede di destinazione.

L'uomo, forte della sua autorità religiosa di Imam e formatore coranico, si occupava anche della raccolta di fondi presso le comunità pakistano-afghane in Lombardia: in un caso, scrive il giornale locale, sarebbe stato riscontrato il trasferimento di 55.268€ mediante un volo per Islamabad in partenza da Roma Fiumicino.

Secondo il quotidiano isolano L'Unione Sarda i terroristi avevano base operativa a Olbia: la cellula era coordinata da un pakistano, imprenditore nel settore delle costruzioni con interessi tra Olbia e Alghero; dalle intercettazioni tra i componenti della cellula di al Qaeda sarebbe emersa anche la presenza in Italia di un kamikaze e l'ipotesi che si progettasse un attentato in Vaticano, in particolare contro Papa Benedetto XVI nel 2010.

Secondo quando dichiarato dagli inquirenti nella conferenza stampa a Cagliari il contributo delle intercettazioni è stato determinante e la loro traduzione piuttosto complicata: grazie alle indagini sono emersi contatti diretti tra le famiglie degli affiliati e Osama Bin Laden.

24 aprile 2015, ore 9:14 - Gli uomini dell'antiterrorismo della Polizia stanno eseguendo una vasta operazione contro una organizzazione fondamentalista presente in Italia, con base in Sardegna e presente in 7 regioni, che sarebbe legata ad al-Qaeda: in totale l'Antiterrorismo ha arrestato 18 persone, tra cui molti sospettati di essere elementi di spicco del terrorismo internazionale. Le operazioni sono incentrate su Sassari, Cagliari, Bergamo, Macerata, Roma, Foggia e Frosinone.

L'indagine è stata condotta e coordinate dalla Digos di Sassari: durante le indagini sarebbero anche emerse alcune intercettazioni, ambientali e telefoniche, dalle quali risulterebbe che due membri dell’organizzazione avrebbero persino fatto parte della rete di fiancheggiatori che in Pakistan proteggevano lo sceicco Osama Bin Laden.

Secondo le prime informazioni l'organizzazione predicava la lotta armata contro l'Occidente e organizzava attentati contro il governo del Pakistan: tra gli arrestati infatti ci sarebbero alcuni dei presunti responsabili della strage del mercato di Peshawar nel 2009, al Meena Bazar, nella quale vennero uccise più di 100 persone.



Peshawar, l'attentato al Meena Bazar

Grazie ai legami con alcuni imprenditori compiacenti l'organizzazione era dedita anche al traffico di migranti, in particolare cittadini pakistani e afghani che venivano introdotti illegalmente in Italia per poi proseguire il loro viaggio verso il Nord Europa: secondo quanto riferisce l'agenzia stampa Ansa l'organizzazione forniva ai migranti anche documenti falsi da cui gli stessi risultavano essere vittime di persecuzioni etniche, politiche o religiose: veniva fornito loro anche supporto logistico e finanziario, assicurando il patrocinio presso gli uffici immigrazione e istruzioni sulle dichiarazioni da rendere per ottenere l'asilo politico, apparecchi telefonici e sim. Insomma, una rete assolutamente ben rodata dalle finalità assolutamente oscure.

Secondo le prime dichiarazioni degli investigatori, riportate dalle agenzie stampa, l'organizzazione era dedita ad attività criminali transazionali, che si ispirava ad Al Qaeda e alle altre formazioni di matrice radicale sposando la lotta armata contro l'Occidente e il progetto di insurrezione contro l'attuale governo in Pakistan.
La strategia degli atti terroristici era quella di "intimidire la popolazione locale e di costringere il governo pachistano a rinunciare al contrasto alle milizie talebane e al sostegno delle forze militari americane in Afghanistan".

(in aggiornamento)

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