Franco Birolo, il tabaccaio che uccise un rapinatore, rinviato a giudizio per eccesso di legittima difesa

Tre anni fa il tabaccaio uccise con la sua pistola un rapinatore che però era disarmato

Franco Birolo, il tabaccaio che nel 2012 uccise con un colpo di pistola un rapinatore entrato nel suo negozio, è stato oggi rinviato a giudizio dal gip Mariella Fino. L'accusa è quella di eccesso di legittima difesa.

Sono passati tre anni dai fatti, una storia che aveva avuto ampio spazio nei media aprendo ancora una volta il dibattito sulla necessità dei negozianti di difendersi dai rapinatori e sulla difficoltà di incontrare il giusto limite, soprattutto in situazioni come questa.

E' la notte tra il 25 e 26 aprile 2012 quando il 23enne moldavo Igor Urso, insieme a due complici, entra nella tabaccheria in via San Donato 24 a Civè di Correzzola (Paodva). Il proprietario del locale, che dormiva nella sua abitazione al piano di sopra, viene svegliato dal rumore della porta infranta e dall'allarme. Si mette la tuta, prende la pistola dal cassetto (l'aveva comprata in seguito a precedenti rapine, senza mai usarla), la carica e va al piano di sotto. Lì incontra i tre rapinatori, pochi convulsi secondi in cui spara un colpo indirizzato proprio a Igor Urso, a pochi passi da lui, uccidendolo.

"Ho visto un'ombra che dietro di me stava scavalcando il bancone e me la sono trovata quasi addosso. È lì che ho sparato. Ero vicino, vicinissimo", ha raccontato Birolo poco dopo i fatti. I rapinatori stavano già fuggendo quando il tabaccaio ha sparato, tanto che le vittima riuscì a trascinarsi in strada prima di perdere la vita. Altro elemento chiave: i rapinatori non erano armati.

Lunghi i tempi processuali. Derubricata l'accusa iniziale di omicidio volontario, il 49enne tabaccaio dovrà rispondere di omicidio per eccesso colposo di legittima difesa. A chiedere il processo il pubblico ministero Benedetto Roberti.

Birolo commentò così i fatti in un'intervista di due anni fa: "Si lavora una vita per mettere via qualcosa, si fanno sacrifici incredibili per la famiglia. E poi arriva qualcuno, e non sai più cosa può succedere: magari non si accontenta di portarti via la tua roba. Magari poi fa del male a te o ai bambini. So che ho spezzato una vita, ci penso ogni giorno. Non doveva andare così, non doveva morire nessuno".

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