Caso Giardiello: la mamma dell'avvocato ucciso chiede revisione della legge sul porto d'armi

Il triplice omicidio commesso da Claudio Giardiello fa ancora discutere. Al centro del dibattito c'è ovviamente la sicurezza carente nei tribunali italiani. Oggi però la mamma di Lorenzo Alberto Claris Appiani, l'avvocato ucciso da Giardiello, ha proposto un nuovo elemento di riflessione partendo dalla domanda che tutti si sono posti leggendo la cronaca di questo evento: come ha fatto il killer, un uomo definito provato dalle vicende giudiziarie ed anche "paranoide" da alcuni, a riuscire ad ottenere il porto d'armi? La signora Alberta Brambilla Pisoni si chiede giustamente come sia stato possibile che quell'uomo sia stato messo in condizione di uccidere.

Per questo motivo ha lanciato un appello alle istituzioni: "Questa tragedia deve servire a qualche cosa, può servire a dire basta a queste armi nelle case e in giro con questa estrema facilità". Effettivamente questo tema merita di essere approfondito ed esaminato con attenzione poiché negli ultimi anni parecchi italiani, tra i quali Giardiello, hanno utilizzato una scorciatoia per entrare in possesso di un'arma da fuoco. La legge che regola il porto d'armi prevede tre tipologie di licenza: per uso caccia, per uso tiro a volo e per difesa personale.

La licenza per la difesa personale, l'unica che consente ad un civile di girare armato, viene rilasciata dal Prefetto e solo a persone che hanno "una ragione valida e motivata che giustifichi il bisogno". Questi ovviamente sono sottoposti a visite approfondite, e le licenze vengono rilasciate a quei pochissimi soggetti che hanno effettivamente dei motivi concreti che giustificano la richiesta. Discorso diverso invece per quanto riguarda le licenze per uso caccia e per il tiro al volo, per le quali è sufficiente una certificazione da parte del medico di famiglia e di un medico legale, utili ad ottenere un nullaosta da parte del Questore. Va da sé che con questa procedura è più semplice ottenere l'autorizzazione ad acquistare e detenere un'arma.

C'è quindi un evidente problema in questa norma poiché anche i cittadini in possesso di una licenza per la caccia o per il tiro al volo difatti possono girare armati; per giustificarsi in caso di un controllo da parte delle forze dell'ordine sarà sufficiente riferire di essere diretti in una zona adibita alla caccia o al poligono per praticare il tiro al volo.

È arrivato il momento di rivedere questa legge, magari impedendo a chi è in possesso di una licenza per uso "sportivo" di detenere l'arma da fuoco nella propria abitazione, condizione che potenzialmente potrebbe consentirgli di sparare al di fuori dei contesti di caccia e del poligono di tiro.

Avvocato Appiani

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