Cosenza: sequestrati beni per 300mila euro alla 'ndrangheta


Sicuramente il sequestro dei beni è il provvedimento più temuto dai mafiosi. Molto più del carcere. In fondo si delinque per acquisire un potere che è strettamente collegato al possesso d'ingenti patrimoni. Qualche anno in cella si mette anche in conto, ma questo non intacca il potere acquisito. Anzi, spesso il prestigio aumenta. Mentre perdere tutto è disonorevole.

E' ciò che alcuni esperti sostengono, e che la stessa storia delle misure patrimoniali insegna, riportandoci alla memoria i delitti di mafia contro illustri esponenti delle istituzioni (es.: omicidio di Pio La Torre), colpevoli di aver compreso che la criminalità si combatte non aumentando gli anni di carcere, ma colpendo i patrimoni.

Per questo credo che sia sempre una notizia positiva, una vittoria da mettere in evidenza, quando si riesce a recuperare beni acquisiti illegalmente. E' ciò che è avvenuto a Cosenza, dove la Questura ha effettuato sequestri per circa 300mila euro (ma è ancora in corso la stima esatta) a carico di Giovanni Muscolino, uomo di fiducia di Antonio Forastefano, capo dell’omonima cosca, del quale ha sposato la sorella....

Personale dell’ufficio misure di prevenzione, in particolare, su disposizione del Tribunale ha sequestrato un’impresa individuale, il 10% del capitale sociale della Forastefano Trasporti, un appartamento di vaste dimensioni, polizze assicurative, auto e moto di grossa cilindrata.

Nei suoi confronti la polizia ha proposto la misura della sorveglianza speciale. Complessivamente, dall’inizio dell’anno, l’ufficio misure di prevenzione della Questura, sotto l’impulso del questore Raffaele Salerno, ha sequestrato beni per 50 milioni di euro.

Attualmente Muscolino è agli arresti domiciliari, dopo essere stato colpito da ordinanza di custodia cautelare nell’ambito dell’operazione Omnia condotta contro i presunti affiliati al clan, ed aver trascorso un periodo di latitanza, terminata nel settembre 2007 essendosi consegnato spontaneamente ai Carabinieri della Compagnia di Cassano allo Jonio.

Purtroppo l'applicazione di tale validissimo strumento non è sempre agevole, molti ancora i cavilli che rendono inefficace il provvedimento, poche le applicazioni e quelle volte in cui si riesce a procedere, di fatto i beni continuano a rimanere, come abbiamo già visto (per negligenza o connivenza?), nella disponibilità dei mafiosi. Insomma, la strada giusta per debellare le forme più gravi di criminalità esiste, potremmo anche, non dico sanare, ma rendere meno drammatica la situazione dei conti della Giustizia, recuperando gli ingenti costi sostenuti dallo Stato per condurre le inchieste più complesse. Vorrei riuscire a capire cosa ancora oggi impedisce di agire in maniera più incisiva. A volte penso che ci sia più paura a svegliarsi una mattina e constatare che la mafia è finalmente e veramente finita, che non continuare a conviverci.

Foto: presentday
via: calabrianotizie.it

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