Palermo, rapporti con il boss e controlli irregolari su carni: sequestrati beni al presidente Ordine veterinari

Nell'inchiesta, avviata nel 2010, figurano 29 persone a cui è stata notificata la chiusura delle indagini.

Un provvedimento di sequestro ha colpito il direttore del dipartimento di prevenzione veterinaria dell'Asp di Palermo, Paolo Giambruno, che è anche il presidente dell'Ordine provinciale dei medici veterinari. Il provvedimento è stato emesso dal tribunale di Palermo al termine delle indagini preliminari di un'inchiesta che vede coinvolte in tutto 29 persone tra cui funzionari, dipendenti dell'Asp e imprenditori del settore alimentari. I titolari dell'indagine condotta dalla Digos sono i sostituti procuratori Calogero Ferrara e Claudia Bevilacqua, coordinati dal procuratore aggiunto Dino Petralia.

L'indagine è per reati contro la pubblica amministrazione per violazioni delle normative a tutela della salute pubblica nell'ambito della commercializzazione degli alimenti. Per Giambruno inoltre è emerso un fitto sistema di interesse, a livello imprenditoriale, intrattenuti con Salvatore Cataldo, boss di Carini ora in carcere. In particolare pare che Giambruno si sia adoperato per far sì che i beni del boss non fossero toccati da misure di sequestro, il rapporto di connivenza si sarebbe intrattenuto dal 2005 al 2013.

Le indagini sono partite nel 2010 in seguito alla denuncia di un veterinario del servizio sanitario pubblico in merito ad alcune illegalità nella gestione del dipartimento dell'Asp di cui Giambruno era direttore. Sono stati messi sotto intercettazione numerosi telefonini e oggi per 29 persone è arrivato l'avviso di conclusione delle indagini. I reati vanno dalla concussione all'abuso di ufficio, dalla truffa aggravata al commercio di sostanze alimentari nocive. L'azienda sanitaria provinciale si è dichiarata parte lesa, lo ha annunciato il direttore generale Antonino Candela.

Da quanto è emerso dall'attività investigativa Giambruno avrebbe favorito un allevatore che aveva intenzione di mettere in commercio capi di bestiame infetti, questo tramite la compiacenza di un veterinario suo sottoposto. Le carni di questi animali non sono finite in commercio grazie all'intervento della Polizia Giudiziaria. Ci sono poi presunte false certificazioni per un'azienda dolciaria di Carini e per una di prodotti ittici con sede a Lampedusa, certificazione che servivano per poter esportare i prodotti all'estero.

A finire sotto sequestro conti correnti bancari, società e proprietà immobiliari. La lente di ingrandimento degli investigatori è puntata su alcune operazioni di compravendita che hanno avuto luogo nel comune di Carini. Secondo quanto riferito da LiveSicilia il boss Cataldo individuava gli affari, Giambruno forniva il capitale fresco per poterli mettere a segno. Tra le società più redditizie c'era la Penta Engineering Immobiliare srl, tra i cui soci figurava fin dalla fondazione proprio Cataldo. Ha commentato con incredulità la vicenda Paolo Ingrassia, presidente del sindacato dei veterinari italiani, amico di vecchia data di Giambruno si è detto certo dell'estraneità del suo collega in questa vicenda e ha dichiarato: "Pur riponendo piena fiducia nell’operato della magistratura , ancor più fiducia ripongo nell’operato del Dipartimento di Prevenzione Veterinario dell’Asp di Palermo".

Polizia  cosenza

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

  • shares
  • Mail