Roma: sospesi per bullismo, ma le mamme li difendono

Le violenze e gli scherzi pesanti nei confronti di un compagno sono stati sanzionati con una sospensione collettiva. Ma le mamme si sono coalizzate per difendere i figli

Durante una gita scolastica a Roma, la classe di un liceo di Cuneo è sfuggita, come sempre capita e come sempre è capitato, al controllo dei professori. Si è ritrovata in una stanza dell’albergo che ospitava i liceali – di età compresa fra i 15 e i 16 anni – e ha iniziato a scherzare pesantemente, mettendo nel proprio “mirino” un allievo.

A un certo punto qualcuno decide di superare i limiti di uno scherzo fra compagni e trasforma la goliardia in bullismo: l’allievo viene denudato, gli vengono rasati i peli e, successivamente, viene cosparso con delle caramelle, i marshmallow. Ma non è finita. Qualcuno decide di riprendere la scena col proprio smartphone e, una volta tornato a Cuneo, di diffonderla fra gli allievi delle altre classi della scuola.

Venuta a conoscenza dei fatti la preside convoca i ragazzi prima collettivamente e poi singolarmente. I quattordici autori dell’atto di bullismo vengono sospesi da 5 a 15 giorni (in una scuola dove la sospensione non veniva applicata da otto anni) e viene dato un 4 di condotta a tutti, un voto che porterà automaticamente alla bocciatura.

Le mamme non ci stanno e invece di rimproverare i propri figli, li difendono e attaccano il corpo insegnante: “Macché bullismo. Macché violenze. È stato uno scherzo. Forse pesante, ma uno scherzo. Lo sbaglio è una punizione tanto severa” dichiara una mamma che fa da “portavoce” a Lorenzo Boratto e Gianni Martini de La Stampa.

Insomma la parte grave della vicenda non è l’atto di bullismo, ma la punizione inflitta dalla scuola perché il quattro in condotta significa, automaticamente, la bocciatura:

Non li fanno neppure accedere ai programmi per prepararsi a casa. Significa condannarli ad essere bocciati, a perdere un anno di scuola. Una rovina per molti. Anche in termini economici, con quello che costa oggi frequentare un liceo.

spiega la mamma “portavoce” che chiama la redazione cuneese de La Stampa e parla di “cose cameratesche” che si sono sempre fatte nelle caserme ed esclude che si possa parlare di bullismo.

La preside della scuola Germana Muscolo, invece, difende la sua scelta:

Il nodo sta proprio lì. I ragazzi, e alcuni genitori, sono convinti che l’episodio sia riconducibile allo scherzo. Inaccettabile. Siamo dovuti intervenire con fermezza per far capire quali sono i limiti, il rispetto delle norme, il contesto in cui si fanno certe azioni. Si trattava di gita educativa. Dopo i provvedimenti alcuni, figli e genitori, hanno capito la gravità dell’episodio. Molti, ma non tutti.

Bulli a Torino

Via | La Stampa

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

  • shares
  • Mail
1 commenti Aggiorna
Ordina: