Catania, sfruttamento di braccianti agricoli a Paternò: 9 arresti

I braccianti venivano fatti arrivare in Italia dalla Romania e costretti a lavorare per ore in condizioni di disagio e per pochi euro al giorno.

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Nove persone sono finite in manette a Paternò, nel Catanese, con l’accusa di associazione per delinquere dedita allo sfruttamento di braccianti stranieri di nazionalità romena.

Si tratta di nove membri di un’organizzazione criminale arriva nel racket della manodopera straniera, arrivando a coprire tutte le fasi principali, dal reclutamento di braccianti dall’Europa dell’Est alla vera e propria riduzione in schiavitù degli stessi.

Le vittime, scrive Catania Oggi, venivano costrette a vivere in uno stato di sudditanza psicologica, obbligate a lavorare in nero a ritmi massacranti e per pochi euro al giorno senza alcuna tutela, fatte dormire in abitazioni in pessime condizioni igienico-sanitarie e minacciate costantemente.

Se i braccianti, tra i quali figuravano molte donne e ragazzini minorenni, provavano a ribellarsi, gli aguzzini li minacciavano di fargli perdere anche quei pochi soldi guadagnati fino a quel momento, di fatto costringendoli a sottostare alle regole senza possibilità di uscita.

Questa situazione di caporalato era stata documentata nelle ultime settimane in un breve documentario della Cgil etnea in cui erano state raccolte le testimonianze di alcuni braccianti. La Procura di Catania ha portato avanti gli accertamenti, ascoltato alcune delle vittime e, oggi, disposto gli arresti per i nove membri di questa organizzazione criminale.

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