Pussy Riot condannate a due anni di carcere, proteste e reazioni

Pussy Riot condannate - Manifestazioni di protesta in tutto il mondo

Pussy Riot condannate - Manifestazioni di protesta in tutto il mondo

Pussy Riot condannate - Manifestazioni di protesta in tutto il mondo
Pussy Riot condannate - Manifestazioni di protesta in tutto il mondo
Pussy Riot condannate - Manifestazioni di protesta in tutto il mondo

21.30: alle Pussy Riot, il giudice ha deciso di imporre due anni di reclusione. Non il massimo della pena, ma comunque una sentenza che appare decisamente spropositata rispetto ai fatti (le ragazze hanno cantato una preghiera anti-Putin in una chiesa) e alle accuse di vandalismo e istigazione all'odio religioso.

Le immagini delle proteste di tutto il mondo fanno il giro del web. E poche ore dopo la condanna, che ha suscitato l'indignazione dell'universo musicale (e non solo), è uscito sul web il nuovo singolo delle ragazze ribelli.

Le reazioni del mondo politico sono state sostanzialmente unanimi: «sentenza sproporzionata» per gli Stati Uniti», dello stesso avviso il Ministero degli Esteri francese e la cancelliera tedesca Angela Merkel, che ha ricordato che la Russia è legata ai

«valori europei di democrazia e stato di diritto, ai quali la Russia è legata in virtù della sua appartenenza al Consiglio d'Europa»

Pussy Riot: la sentenza

15.40: proteste in tutto il mondo, annunciate sul sito freepussyriot.org. A Milano, l'appuntamento è alle 17, in via Dante sotto la bandiera della Russia per l'Expo. Mobilitazione anche a Firenze.

15.30: anche l'ex campione del mondo di scacchi, Gary Kasparov, noto oppositore di Putin, è stato malmenato e arrestato durante le proteste per la condanna delle Pussy Riot.

Pussy Riot: condannate

Le Pussy Riot, le tre musiciste punk simbolo del dissenso contro l’ultimo degli zar, il presidente russo Vladimir Putin, sono state condannate per teppismo e incitamento all'odio religioso. L’entità della pena non è ancora nota, ma le tre ragazze rischierebbero fino a 7 anni di carcere.

Nadezhda Tolokonnikova, 23 anni, Maria Alekhina, 24 anni, e Yekaterina Samutsevich, di 29, sono recluse in carcere dal febbraio scorso; la loro colpa è stata quella di aver cantato una "preghiera" che prendeva a bersaglio Putin dentro la cattedrale Cristo Salvatore di Mosca.

Secondo il tribunale di Khamovnichesky le Pussy Riot hanno intonato una canzone "blasfema, insultante". Una "grave violazione dell'ordine pubblico" che ha disturbato la quiete dei cittadini e insultato "profondamente le convinzioni dei fedeli ortodossi".

Per la corte il testo "esprimeva chiaramente l'odio basato su affiliazione religiosa" e l'obiettivo delle ragazze era raggiungere "il circolo più vasto possibile di fedeli". Nadezhda Tolokonnikova, leader del gruppo punk, commentando la sentenza ha detto: "Abbiamo già vinto. Abbiamo imparato ad arrabbiarci con le autorità e a parlare ad alta voce di politica".

Mentre fuori dal tribunale alcuni attivisti venivano arrestati, le tre musiciste in aula si sono scusate per l'offesa arrecata ai credenti. Plateale, e sicuramente fuori luogo, nonché davvero offensiva del sentimento religioso, la forma di protesta inscenata nella capitale Kiev da Inna Shevchenko, femminista del gruppo ucraino Femen. A seno nudo, scrive L'Agi, ha distrutto una croce cristiana di legno di 4 metri eretta nel 2005 in memoria delle vittime della repressione stalinista e della terribile carestia degli anni '30 del secolo scorso.

Foto | © TMNews

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