Daniele Bosio, udienza nuovamente rinviata. Il flop della delegazione italiana nelle filippine

L'ambasciatore italiano in arresto da un anno nelle Filippine ha ricevuto il sottosegretario Della Vedova nei giorni scorsi; la delegazione italiana "canzonata" dalla giustizia filippina

A un anno dall'arresto, avvenuto nelle Filippine, dell'ex-ambasciatore italiano in Turkmenistan Daniele Bosio il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova si è recato, la scorsa settimana, a Manila a capo di una delegazione di imprese italiane che vogliono investire nelle isole del sud-est asiatico.

Un'agenda fittissima, quella del sottosegretario agli Esteri, che oltre a promuovere a livello commerciale le imprese italiane nelle Filippine si è concentrata sulla promozione economica e sul rafforzamento dei rapporti bilaterali tra Italia e Filippine, incontrando anche il ministro della Giustizia del governo di Manila, Leila de Lima.

L'incontro tra i due si è reso necessario, ad un anno dall'inizio della travagliatissima vicenda Bosio, per fare il punto sulla vicenda e per "evitare che il processo finisca nelle secche", come lo stesso Della Vedova ha dichiarato: obiettivo primario era conoscere tempi e termini del processo.

Bosio, 47 anni, una vita in diplomazia e una lunga militanza nel volontariato, è stato arrestato ad aprile 2014 con l'accusa di presunti abusi e traffico di minori; tuttavia la magistratura filippina non ha mai formalizzato le accuse e, ad oggi, si è in attesa ancora della prima udienza nonostante Bosio sia stato detenuto 40 giorni in uno stanzone con altri 80 detenuti comuni, prima di essere rilasciato per motivi di salute e, successivamente, di ricevere il beneficio degli arresti su cauzione fuori dal carcere.

Le accuse mosse al diplomatico, che più vengono dettagliate e più risultano fumose se non addirittura inconsistenti (grazie anche alle testimonianze raccolte in giro per il mondo dal Comitato Internazionale di Sostegno a Daniele Bosio) hanno persuaso la Farnesina a revocare l'incarico al diplomatico, e l'immunità, a 24 ore dall'arresto, prima ancora di conoscerne le motivazioni (ad oggi sconosciute).

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Il viaggio nelle Filippine del sottosegretario Benedetto Della Vedova ha dunque una duplice importanza: ristabilire relazioni bilaterali di fiducia e reciproca stima con il governo filippino e mettere una pezza sull'atteggiamento della diplomazia italiana, troppo solerte nell'abbandonare il connazionale Bosio al suo destino carcerario.

Tuttavia, stando a quanto ha scritto lo stesso Daniele Bosio sulla pagina Facebook a lui dedicata, il viaggio del sottosegretario si è dimostrato abbastanza inutile, non tanto per il lavoro di Della Vedova quanto per l'atteggiamento bipolare delle istituzioni filippine:

"Ho aspettato un po' prima di scrivere perchè volevo parlarne...a sangue freddo. Il 19 doveva tenersi la famosa "prima" udienza del processo, ma non è successo. Il giudice doveva ancora studiare le carte e così l'ha rinviata di un mese, dopo Pasqua. Funziona così, non ci posso fare granchè. Mi dispiace che due giorni prima il Sottosegretario Della Vedova aveva incontrato la Ministra filippina della Giustizia e si era fatto assicurare che il processo sarebbe stato rapido. E' forse questo che mi dispiace di più: che un alto rappresentante politico del nostro Paese, venuto nelle Filippine alla guida di una delegazione commerciale, la prima dopo molti anni, possa essere quasi canzonato in questa maniera.
Il senatore Della Vedova è una persona in gamba, ha voluto parlarmi a quattrocchi e lo ha fatto con serenità. Poteva fare di più? Non so, non credo. E' piuttosto una questione più generale di credibilità del Paese. Ma questo è un altro discorso e lo lascio ad altri più liberi pensatori di me."

Le parole dell'ex-diplomatico, durissime, affidate alle pagine del social network, spiazzano sia per l'assenza assoluta di risentimento sia per il tono di coraggiosa speranza che viene mostrato in modo non arrogante ma sereno.

Bosio si mostra come la persona che viene descritta dagli amici, dai parenti, dagli ex colleghi: benevolmente consapevole delle difficoltà, lucido seppur quasi rassegnato ad un destino che non è comprensibile e, per molti altri (compreso chi scrive), neppure accettabile.

Se nella prima parte del messaggio Bosio mette a nudo le vergogne della giustizia filippina nella seconda parte l'ex ambasciatore si complimenta per il lavoro della delegazione italiana, un lavoro importante per i destini dell'economia nazionale e per il prestigio dell'Italia nel mondo.

"Mi consola aver organizzato, sostanzialmente da solo per conto della Camera di Commercio, la missione che il senatore Della Vedova ha giudato. Sono venute 14 bellissime aziende del settore agricolo e delle macchine agricole,t ra cui il secondo e il terzo produttore mondiale di trattori, che potranno stabilire, grazie a aquesta missione, una presenza nel Paese e contribuire allo sviluppo dell'industrializzazione e della meccanizzazione dell'agricoltura, che qui è ancora allo stato embrionale.
Insomma, affari e lavoro per le aziende italiane: è quello per cui ero pagato fino a un anno fa...:) Sto pensando ad altre iniziative, ma francamente spero di non stare così a lungo da riuscire a portarle a termine."

Parole che servono a dare la misura, riferiscono alcuni amici dell'ex-ambasciatore, della dimensione della persona Daniele Bosio. Una dimensione che, a spanne, sembra essere decisamente nobile, lontano da quell'orco descritto dai media filippini il giorno del suo arresto.

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