Cassazione: è rapina sottrarre il cellulare altrui per controllare i messaggi

La suprema corte conferma la condanna a 26 mesi di carcere a un giovane che prese telefonino della ex

La Corte di Cassazione che ha reso definitiva la condanna per rapina, oltre alla condanna per tentata violenza privata, violazione di domicilio e lesioni personali (due anni, due mesi di reclusione e 600 euro di multa) nei confronti di un 24enne di Barletta che si era impossessato del cellulare della ex fidanzata nel tentativo di rendere nota al padre di lei una presunta relazione con un altro uomo.

Secondo la sentenza 11467 della Seconda sezione penale della Suprema Corte l'unico intento del giovane era quello di smascherare i tradimenti della ragazza davanti al padre di lei; per questo motivo al giovane è stato riconosciuto il requisito di ingiustizia del profitto morale:

"Nel delitto di rapina sussiste l'ingiustizia del profitto quando l'agente, impossessandosi della cosa altrui (nella specie un telefonino), persegua esclusivamente un'utilità morale, consistente nel prendere cognizione dei messaggi che la persona offesa abbia ricevuto da altro soggetto, trattandosi di finalità antigiuridica in quanto, violando il diritto alla riservatezza, incide sul bene primario dell'autodeterminazione della persona nella sfera delle relazioni umane. [...] L'instaurazione di una relazione sentimentale fra due persone appartiene alla sfera della libertà e rientra nel diritto inviolabile all'autodeterminazione fondato sull'art. 2 della Costituzione, dal momento che non può darsi una piena ed effettiva garanzia dei diritti inviolabili dell'uomo (e della donna) senza che sia rispettata la sua libertà di autodeterminazione. [...] La pretesa di 'perquisire' il telefonino della ex alla ricerca di messaggi compromettenti, assume i caratteri dell'ingiustizia manifesta proprio perché, violando il diritto alla riservatezza, tende a comprimere la libertà di autodeterminazione della donna e si pone in prosecuzione ideale con il reato di tentata violenza privata avente ad oggetto il tentativo del ragazzo di costringere la ex a riallacciare il rapporto di fidanzamento dalla stessa troncato".

Insomma, sottrarre il telefonino al proprio partner (o ex partner), all'amico o al collega che vogliamo inchiodare di fronte a responsabilità non penalmente rilevanti è un vero e proprio furto e come tale va perseguito: la Corte ha così convalidato la decisione della Corte d'appello di Bari del 20 novembre 2012.

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