Arrestato Manenti, il presidente del Parma Calcio: perquisizioni anche nella Ragioneria dello Stato

L'accusa è di riciclaggio di capitali illeciti, in manette altre 21 persone.

22 persone arrestate con l'accusa di aver trasferito varie decine di milioni di euro da banche a carte di credito intestate a fondazioni e alla squadra di calcio del Parma, utilizzando un complesso sistema di hackeraggio. Tra queste 22, c'è però una persona nota: Giampietro Manenti, il presidente del Parma Calcio che ha rilevato circa un mese la società sull'orlo del baratro (pagandola un euro alla Dastraso, holding di riferimento di Rezart Taci che a sua volta aveva acquistato la società a fine 2014 da Tommaso Ghirardi) e che si troverà domani al Tribunale di Parma per l'udienza sulla richiesta di fallimento.

Nei suoi confronti, l'acusa è di reimpiego di capitali illeciti, per la quale è anche lui finito in manette. L'operazione della Guardia di Finanza di Roma è tutt'ora in corso, visto che le perquisizioni si sono estese in tutta Italia, sia in abitazioni private che in uffici. E soprattutto sono in corso anche nella sede della Ragioneria dello Stato di Roma. Le accuse nei confronti degli arrestati sono diverse: associazione a delinquere, frode informatica, utilizzo di carte di pagamento clonate, riciclaggio e autoriciclaggio aggravato dal metodo mafioso.

Ma come funzionava questo sistema di hackeraggio, che riusciva a far trasferire fondi sulle carte di credito di fondazioni e società? Innanzitutto, c'era complicità da parte di funzionari di banche che occultavano le operazioni in cambio di tangenti. Si segnala inoltre come spesso e volentieri le operazioni di trasferimento fallissero o i soldi venissero in parte restituiti. Le fondazioni ricevevano questi soldi alla voce donazioni, mentre nel caso del Parma rientravano nella categoria "sponsorizzazioni".

Nella conferenza stampa di questa mattina, gli inquirenti hanno spiegato come "sia stata utilizzata per la prima volta la norma relativa all'autoriciclaggio e si sia ottenuta l'aggravante del metodo mafioso". Si tratta di cifre molto alte, quelle relative ai presunti reati, visto che in due sole occasioni erano stati spostati oltre 40 milioni di euro.

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