Davide Bifolco: ipotesi di omicidio colposo per il carabiniere

Si sono chiuse ieri le indagini preliminari nei confronti del carabiniere che ha sparato e ucciso Davide Bifolco

Un motorino con a bordo tre persone, un colpo di pistola partito dai carabinieri, un ragazzino - incensurato - morto e tanti, troppi elementi che non corrispondono. Questi sono i fattori centrali della storia dell'omicidio di Davide Bifolco, 17enne (li avrebbe compiuti a giorni) morto sul colpo dopo un inseguimento dei Carabinieri nel Rione Traiano, a Napoli, il 5 settembre del 2014.

La vicenda torna d'attualità perchè ieri si sono chiuse le indagini preliminari nei confronti del carabiniere che ha sparato il colpo, il 33enne G. M., nei confronti del quale è stata formulata l'ipotesi di omicidio colposo per imperizia nel maneggiare le armi.
L'avviso di chiusura delle indagini preliminari è stato firmato dal procuratore aggiunto Nunzio Fragliasso e dal pm Marilena Persico. Il legale del carabiniere, l'avvocato Salvatore Pane, ha sottolineato che dalle indagine è emersa la ricostruzione fornita dall'indagato, ovvero quella del colpo partito accidentalmente dalla pistola durante l'inseguimento.

In un'intervista sul quotidiano Il Mattino, il senatore PD  e presidente della Commissione per la tutela e la promozione dei diritti umani Luigi Manconi ha dichiarato:

"L'avviso di chiusura delle indagini per la morte di Davide Bifolco significa una sola cosa: che la notizia di reato relativa a quanto accaduto la notte del 5 settembre 2014 nel quartiere Traiano di Napoli è decisamente fondata. E che il pm, se non viene convinto all'archiviazione da atti successivi, richiederà il rinvio a giudizio".

Manconi sottolinea dunque come quello che inizialmente voleva essere fatto passare come un banale incidente senza alcun responsabile, o come una "inevitabile reazione al comportamento illegale del ragazzo e dei suoi amici", dopo le attente indagini sta prendendo tutt'altra piega. "Di conseguenza è interesse di tutti - conclude Manconi - che le indagini si svolgano nella maniera più accurata, senza pregiudizi di alcun tipo e nella consapevolezza che un ragazzo di 17 anni non può morire così, qualunque siano le condizioni sociali, lo stile di vita e le cattive amicizie".

Da questo momento il militare indagato ha venti giorni di tempo per depositare memorie, documenti o presentarsi per rilasciare dichiarazione, dopodichè l’udienza preliminare stabilirà se ci sarà un processo pubblico per l’omicidio colposo, stando al capo d’imputazione ipotizzato, con "l’aggravante di aver commesso il fatto con violazione dei doveri inerenti ad un pubblico servizio".
Così scrive il Procuratore Aggiunto:

"Nel mentre espletava attività d’istituto finalizzata alla ricerca del latitante Arturo Equabile, dopo che, all’esito di un lungo inseguimento, la Radiomobile sulla quale si trovava aveva tamponato un motociclo marca Honda Mod Sh 300 sul quale viaggiavano Davide Bifolco e altri due soggetti, facendoli cadere, essendo sceso dalla radiomobile per bloccarli e identificarli impugnando la propria pistola d’ordinanza con il colpo inserito in canna (...) cagionava la morte di Davide Bifolco, esplodendo nei confronti di quest’ultimo, con pistola d’ordinanza, un colpo di arma da fuoco che lo attingeva mortalmente al petto"

Gli inquirenti quindi individuano nel giovane appuntato responsabilità ben precise: colpa, consistita in imprudenza, negligenza ed imperizia nonché nella inosservanza di regolamenti e di discipline, in particolare violando l’obbligo di sicura padronanza e di adeguata capacità di impiego delle armi in dotazione.

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