Roberto Berardi nel rapporto di Amnesty International 2015

Il caso del connazionale detenuto in Guinea Equatoriale citato nel rapporto annuale della Ong Amnesty International

Mentre nella galera in Guinea Equatoriale di Bata Central sembra essersi alleviata la sofferenza di Roberto Berardi, che da qualche giorno è uscito dal regime di isolamento carcerario in cui era segregato da 15 mesi, la ong internazionale Amnesty International ha pubblicato il suo rapporto annuale 2014/2015 dove si documenta la situazione dei diritti umani in 160 paesi e territori nel corso dell'anno 2014.

Un atto tanto catastrofico per milioni di persone nel mondo, dalla Siria al Corno d'Africa passando per l'Ucraina e il Brasile, quanto pieno di speranze per il futuro dei diritti umani e dell'umanità.

All'interno della relazione di Amnesty si parla anche della drammatica situazione dei diritti umani in Guinea Equatoriale, paese che i nostri lettori hanno cominciato a conoscere leggendo le cronache sulla detenzione di Roberto Berardi, un imprenditore pontino in carcere da gennaio 2013 in seguito ad un processo discutibile dovuto ad una diatriba con il socio, il secondo vicepresidente della Guinea Teodorin Obiang Nguema Mangue.

Nel rapporto si parla di come il Paese abbia firmato una moratoria temporanea della pena di morte, (non senza aver giustiziato appena 13 giorni prima 9 persone condannate per omicidio) e di come il carcere sia spesso utilizzato contro gli oppositori politici al regime di Malabo, che non lesina sull'uso della tortura e sull'uso dei Tribunali militari nei confronti della popolazione.

Nel mese di ottobre Teodoro Obiang, il Presidente del Paese, aveva firmato un decreto di amnistia per i reati politici ma, scrive Amnesty, nessuno dei prigionieri è stato in realtà liberato: una cosa, questa, che ha fatto fallire il dialogo nazionale cercato e messo in piedi dal regime a novembre, quando tre partiti di opposizione lasciarono il tavolo dei negoziati per il mancato rispetto degli accordi.

Scorrendo la pagina ed addentrandosi nelle carceri nguemiste di Bata Central si legge della storia di Roberto Berardi, detenuto fin troppo dimenticato in patria per una diatriba con il socio Teodorin Obiang:

"[...] E' stato picchiato e torturato più volte dal suo arresto nel gennaio 2013, prima presso la stazione polizia Bata e quindi in carcere. In un'occasione, nel gennaio 2014, le guardie carcerarie lo hanno preso con la forza e picchiato. E' rimasto per lunghi periodi in isolamento e a lungo gli sono state negate le cure mediche per il tifo e l'enfisema.
E' stato portato in ospedale solo dopo che la sua salute è peggiorata nel mese di giugno ma è stato ritradotto in carcere il giorno dopo, contro il parere medico. Secondo il suo avvocato l'obiettivo dell'arresto di Roberto Berardi è stato quello di impedirgli di testimoniare presso il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti e di altre giurisdizioni sulla presunta corruzione di Teodorín Obiang Nguema. [...]"

Parole di fuoco che squarciano come un fulmine il silenzio che avvolge la vicenda di Berardi in Italia. Un trattamento che in Guinea Equatoriale non è riservato al solo Berardi, il quale è tuttavia solo da pochi giorni nuovamente a contatto con gli altri detenuti: una "vittoria" non da poco per uno che ha passato gli ultimi 15 mesi in una cella di 12 metri quadrati senza luce.

Una detenzione come quella che fu di Giovanni Passannante e, come per l'anarchico lucano punito dallo Stato per aver attentato al Re, dimenticato dal suo Paese.

Le torture e i trattamenti inumani e degradanti sono stati il motore della solidarietà espressa dal senatore del PD Luigi Manconi e pochi altri, ma non sono un trattamento speciale per il nostro connazionale: nel rapporto di Amnesty International infatti si legge dell'incredibile storia di Cipriano Nguema Mba, rapito in Cameroun e ricomparso in una galera della Guinea dopo che tutti avevano pensato fosse morto. Nguema Mba è un ex militare divenuto oppositore, in esilio, al regime della famiglia Obiang.

Via | Amnesty International

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