Daniele Bosio, lettera aperta a Paolo Gentiloni

La lettera del comitato internazionale a sostegno dell'ex-ambasciatore italiano e la petizione online: la battaglia per il diritto e la verità

Il Comitato Internazionale di sostegno a Daniele Bosio, il diplomatico italiano finito agli arresti nelle Filippine, ha scritto una lettera aperta al ministro degli esteri Paolo Gentiloni per chiedere un concreto ed immediato interessamento su quel caso giudiziario.

Nell'appello al titolare della Farnesina il Comitato allega anche una raccolta firme online al fine di sensibilizzare il più possibile anche la società civile sul caso giudiziario riguardante Bosio.

"Il Comitato Internazionale di sostegno a Daniele Bosio chiede al Ministro Gentiloni di occuparsi del caso Bosio, mostrando che lo Stato non abbandona un cittadino italiano, trattenuto nelle Filippine da quasi un anno e ancora in attesa di un processo.

Daniele Bosio e’ stato arrestato nell’aprile 2014 sulla base di sospetti, per aver violato una legge filippina raramente applicata che vieta a qualsiasi adulto di trovarsi in compagnia di un minore senza un legame di parentela fino al quarto grado. Le testimonianze dei bambini delle baraccopoli con cui si trovava Daniele, che raccontano come dopo averli sfamati e rivestiti abbia offerto loro un pomeriggio in un parco acquatico, sono pubbliche e rivelano che Daniele ha mostrato nei loro confronti, massimo rispetto.

Daniele Bosio si trova dunque da quasi un anno ‘sequestrato’ nelle Filippine dopo aver subito una carcerazione preventiva e passato 40 giorni in una cella di 30 mq con altri 80 detenuti in condizioni che gli hanno causato gravi problemi di salute. Egli si trova senza stipendio e neppure un documento d’identità (il passaporto gli è stato sequestrato dalle autorità filippine) ed è ancora in attesa dell’inizio del processo malgrado la libertà su cauzione gli sia già stata accordata sulla base dell’assenza di prove determinanti di colpevolezza.

Come la stessa stampa italiana ha riportato, il processo langue e l’accusa – complice la scarsa efficacia del sistema giudiziario locale – ha assunto una strategia dilatoria. Il caso tende dunque a complicarsi ogni giorno di più e urgono interventi decisi da parte del governo italiano. A chiedere un cambio di atteggiamento da parte dell’Italia, anche l’ambasciatore Sergio Romano, che non ha dubbi: «Siamo stati accanto ai due marò quando il governo indiano li ha accusati di omicidio e ci siamo attenuti al principio della presunzione di innocenza. Credo che dovremmo dare prova di coerenza e fare altrettanto nel caso di Daniele Bosio».

Testimonianze da tutto il mondo sono giunte al Comitato* Di cui una selezione è disponibile sulla pagina FB “Page for Daniele Bosio”

Il Comitato confida in un riscontro rapido ed effettivo da parte delle autorità competenti.

*Il Comitato conta più di 1300 persone tra cui autorevoli membri di entità governative e non governative che sostengono l’innocenza di Daniele Bosio."

La petizione si pone l'obiettivo di tenere alta l'attenzione sul caso Bosio, affinchè "lo Stato" mantenga le promesse fatte sin qui, dopo il pasticcio gestionale assoluto nelle ore immediatamente successive all'arresto dell'ex-diplomatico e dopo che, a sole 24 ore dal fermo, la stessa Farnesina gli fece revocare l'incarico e la conseguente immunità diplomatica.

Nel frattempo il senatore PD Luigi Manconi, a Presidente della Commissione Diritti Umani del Senato, ha presentato un'interrogazione parlamentare per chiedere al ministro Gentiloni quali iniziative voglia adottare al fine di verificare se i fondamentali diritti alla difesa e a un equo processo di Daniele Bosio vengano rispettati e qual ulteriori passi abbia compiuto negli ultimi mesi la nostra rappresentanza diplomatica a Manila nel suo lavoro di assistenza al console Bosio.

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