A Napoli i morti come la spazzatura

Oggi la prima pagina di Libero, apre con un’inchiesta su un business poco indagato; quello del “riciclo dei morti” a Napoli. Molti hanno in mente il capitolo di “Gomorra” in cui si racconta di container pieni di salme di cinesi che si aprono al porto; qui siamo di fronte a qualcosa di diverso.

In sintesi esisteva un’organizzazione, capace di mettere in piedi una catena di montaggio fordista, in cui si svolgevano nell’ordine i seguenti compiti. Si esumava il cadavere, lo si bruciava, si riutilizzava il legname della bara come combustibile per forni a legna e infine si rivendevano i marmi, nel caso la tomba fosse pregiata. I reati contestati sono gravissimi, oltre che inusuali, vilipendio di cadavere e violazione di sepolcro.

Certo, tutto da dimostrare, ma non sarebbe neanche troppo da stupirsi; il tutto dopo il crollo delle vendite della mozzarella di bufala, piuttosto che i ristoratori di Berlino che dopo lo spettacolo offerto dall’emergenza rifiuti espongono un cartello: “Qui non si usa più mozzarella di Napoli”.

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