Stragi di mafia, il pentito: "io latitante a casa, nessuno mi cercava"

Francesco Paolo Anzelmo, ex killer di mafia, è teste al processo per la strage del Treno rapido 904: unico imputato Totò Riina.

La rivelazione, al vaglio dei magistrati, è di quelle che potrebbero dirla lunga sulla stagione delle stragi imputate alla mafia, all'epoca appena agli inizi, e sulle successive indagini.

"Ero latitante a casa mia. Nessuno mi cercava"

a pronunciare queste parole, stamattina, è stato il pentito Francesco Paolo Anzelmo, teste al processo per la strage del treno Rapido 904 del 23 dicembre 1984.

I convoglio diretto a Milano rimase oggetto di un attentato dinamitardo, mentre transitava da San Benedetto Val di Sambro (BO), che provocò 17 morti e oltre 260 feriti.

L'unico imputato per la strage di Natale dell'84 è il boss di cosa nostra detenuto in regime di 41 bis Totò Riina.

Di fronte alla Corte d'Assise di Firenze Anzelmo ha detto:

"Dal 1984 al 1989 ero anch'io latitante e non mi ha cercato mai nessuno. Ed ero a casa mia. Ero latitante per gli omicidi dei collaboratori".

Interrogato dal pm Angela Pietroiusti sulla strategia perseguita dai boss nel periodo della strage ha Anzelmo ha aggiunto:


"Ho riportato condanne per tanti omicidi i più importanti sono stati quello del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, quello di Rocco Chinnici, poi la strage di via Crocerossa, quella dove morì il dottor Ninni Cassarà, la strage della circonvallazione".

Poi in riferimento al periodo in cui era alla macchia, il pentito ha detto:

"In quel periodo si camminava tranquilli per strada, non come dopo le stragi di Falcone e Borsellino (rispettivamente a maggio e luglio del '92, Ndr)"

Prima di Anzelmo era stato sentito come teste un altro pentito, Calogero Ganci. Il pubblico ministero gli ha chiesto se secondo lui la strage del Rapido 904 fosse stata opera di Cosa Nostra, Ganci ha risposto così: "Seppi che Calò era stato imputato. Ma non ho mai sentito parlare di una strage organizzata da Cosa Nostra. Di solito mio padre qualcosa mi accennava".

Il padre di Ganci, Salvatore, era un capo mandamento ai tempi dell'attentato:

"Se ci fosse stata una partecipazione di Cosa Nostra a questa strage me lo avrebbe accennato"

ha concluso il collaboratore di giustizia.

strageRapido904

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