India, Tomaso ed Elisabetta sono liberi

Tomaso Bruno ed Elisabetta Boncompagni sono stati liberati: furono arrestati nel febbraio del 2010 con l’accusa di aver ucciso il compagno di viaggio Francesco Montis

24 gennaio - Tomaso Bruno ed Elisabetta Boncompagni, i due italiani condannati all'ergastolo in India, pena che è stata in seguito revocata dalla Corte Suprema, sono da oggi liberi. A farlo sapere è statol'ambasciatore italiano a Nuova Delhi, Daniele Mancini: "Tomaso ed Elisabetta sono stati rilasciati e sono fuori dal carcere di Varanasi".

21 gennaio - Secondo quanto riporta l'Ansa dopo gli entusiasmi della prima ora da parte dei legali indiani che speravano di ottenere la liberazione di Tomaso Bruno ed Elisabetta Boncompagni in 24 ore, si studia nei dettagli l'iter burocratico che prevede, come prima tappa, la pubblicazione dell'ordinanza di scarcerazione ed annullamento della sentenza di ergastolo, che secondo fonti dell'agenzia stampa non sarà disponibile prima di domani.

L'ordinanza dovrà essere poi spedita per posta al direttore del carcere il quale, una volta ricevuta l'ordinanza, avrà 24 ore di tempo per rilasciare gli italiani detenuti, che saranno presi finalmente in carico dall'ambasciata italiana per essere rimpatriati nel più breve tempo possibile. Tutto questo, ipotizza sempre l'Ansa, potrebbe richiedere fra tre e sei giorni di tempo.

Nel frattempo, al giubilo delle famiglie dei due reclusi di aggiunge il rammarico dei familiari di Francesco Montis, che secondo la sentenza d'Appello indiana (di seguito si trova la breve storia del caso giudiziario) sarebbe morto strangolato dietro un movente passionale:

"Sono senza parole perché non dovevano farli uscire. E' come se avessero ucciso di nuovo mio figlio."

ha detto all'Ansa Rita Concas, la madre di Francesco.

Annullato l'ergastolo a Tomaso ed Elisabetta: presto liberi

Tomaso Bruno ed Elisabetta Boncompagni potrebbero essere liberati molto presto dalla giustizia indiana: la Corte Suprema indiana ha annullato questa mattina l’ergastolo cui erano stati condannati, in primo e secondo grado, per la morte dell’amico Francesco Montis, con cui Tomaso ed Elisabetta erano in viaggio nel 2010, quando il ragazzo sardo, venne trovato morto nella loro camera d’albergo.

Secondo quanto scrive il giornalista Matteo Miavaldi su chinafiles.com la Corte suprema indiana ha accolto il ricorso avanzato dai legali di Bruno e Boncompagni: secondo i giudici le precedenti sentenze di colpevolezza vanno ora "messe da parte" e quindi Tomaso ed Elisabetta saranno presto rimessi in libertà. La Corte suprema ha dunque annullato la sentenza dell'Alta Corte dell'Uttar Pradesh, che aveva condannato al carcere a vita cinque anni fa i due cittadini italiani.

Proprio in queste ore l'Ambasciata italiana di New Delhi sta lavorando per velocizzare al massimo le pratiche burocratiche necessarie al rimpatrio dei due giovani: secondo l'agenzia Ansa tale processo non dovrebbe necessitare di più di 24 ore.

"È una bellissima notizia tenendo anche conto del fatto che conoscendo l’India uno non può mai farsi illusioni. Stavo pensando di andare nei prossimi giorni in India ma l’ambasciatore Mancini mi ha detto di aspettare un momento perché forse il rientro dei due potrebbe essere abbastanza veloce. [...] è davvero una sentenza importante, perché ne cancella ben due di altrettanti gradi di giudizio inferiori. Per questo i nostri legali ci avevano invitato alla prudenza [...] non posso neppure dire che si sia trattato di una giustizia indiana lenta, perché nel nostro caso in cinque anni sono stati percorsi tre gradi di giudizio, e il terzo, in Corte Suprema, è stato il più rapido di tutti."

Così Marina Maurizio, madre di Tomaso, all'agenzia Ansa.

La vicenda

bruno-boncompagni-ergastolo-india

La brutta storia comincia quando Tomaso Bruno, oggi 31enne di Albenga, Elisabetta Boncompagni, 42 anni, torinese, e Francesco Montis, sardo di Terralba, 30 anni all’epoca della tragedia, fidanzato di Elisabetta, sono di passaggio all’hotel Buddha di Chentgani, alla periferia di Varanasi, nel nord est del subcontinente indiano.

Stanno viaggiando lungo l'India e, il 4 febbraio 2010, i tre decidono di procurarsi dell'hashish e dell'eroina: Francesco sta male e perde la vita. Da subito la polizia indiana vede nella promiscuità in cui viaggiano i tre il movente di un omicidio passionale: Tomaso ed Elisabetta vengono arrestati il 7 febbraio accusati dell'omicidio dell'amico. Lo avrebbero ammazzato nel sonno.

Il referto dell'autopsia (effettuata da un oculista) parla di morte per asfissia da strangolamento e conta 6 ferite da arma contundente: dopo un anno di carcere i due vivono il dramma quando il pubblico ministero chiede per Elisabetta e Tomaso la condanna a morte per impiccagione.

La sentenza d'appello, che oggi è stata annullata dalla Corte Suprema, recita così:

"Il movente che ha spinto i due accusati ad uccidere Francesco Montis non si può dimostrare per insufficienza di prove, tuttavia si può comunque ipotizzare che Tomaso ed Elisabetta avessero una relazione intima illecita."

I due hanno trascorso gli ultimi cinque anni nella prigione di Varanasi, nell'Uttar Pradesh in India: vivono in “barak”, strutture fatiscenti che ospitano sino a 140 detenuti e che in estate sfiorano i 50 gradi. Le condizioni igieniche sono al limite dell'insostenibile, bevono acqua non potabile all'interno di un carcere/villaggio, dove la comunità carceraria si organizza in modo decisamente sinergico nell'ottica di auto-aiuto, anche grazie al beneplacito delle guardie.

Non una detenzione "pericolosa" per i compagni di prigionia ma rischiosa per la salute e la vita dei due giovani. Del caso si era occupata anche la trasmissione Le Iene con un interessante e completo servizio che aveva avuto il merito di portare all'attenzione di tutti il drammatico ed ingiusto caso giudiziario di Tomaso ed Elisabetta, e la tragedia della morte di Francesco (a nostro parere la terza vittima di questa vicenda).

(in aggiornamento)

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