Omicidio Gabriele Sandri, la Cassazione: "Spaccarotella era consapevole del rischio di uccidere"

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Sono state depositate le motivazioni della condanna inflitta nel febbraio scorso dalla prima sezione penale della Corte di Cassazione all'ex agente della Polstrada Luigi Spaccarotella, colpevole dell'omicidio volontario di Gabriele Sandri, il tifoso della Lazio ucciso l'11 novembre 2007 nei pressi dell'area di servizio Badia Al Pino, ad Arezzo.

Spaccarotella, condannato in via definitiva a 9 anni e 4 mesi di carcere, "era intenzionato a colpire l'autovettura e non i suoi occupanti", ma sparando quel colpo, si legge nelle motivazioni, "agito in condizioni oggettive tali da rappresentargli concretamente anche il rischio, da lui accettato, di attentare all'incolumità fisica altrui, come purtroppo verificatosi".

Nel confermare pienamente la sentenza emessa nel dicembre 2010 dalla Corte d’Assise d’Appello di Firenze, i giudici della Cassazione hanno bocciato la tesi di reato colposo che i due legali dell'imputato cercavano di avvalorare.

Per loro non esisteva un movente e quel gesto fu compiuto sulla scia di un elevato stress. Scrive Il Sole 24 Ore:

La Suprema Corte coglie anzi l'occasione per fare una lezione di psichiatria forense e spiegare che il movente è la causa psichica della condotta umana e lo stimolo che induce ad agire, va quindi distinto dal dolo che è l'elemento che costituisce il crimine e «riguarda la sfera della rappresentazione e volizione dell'evento».

Non ci sono dubbi, secondo quanto scritto nella sentenza 31449 della Cassazione, che l'azione di Spaccarotella fu il risultato di una volontà: voleva fermare a tutti i costi l'auto su cui stava viaggiando Gabriele Sandri.

L'ex militare, costituitosi nel febbraio scorso subito dopo la sentenza della Cassazione, si trova ora in carcere.

Foto | © TMNews

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