Totò Cuffaro chiede la grazia

Cuffaro sta scontando nel carcere di Rebibbia una condanna per favoreggiamento aggravato di Cosa nostra

L'ex presidente della Regione siciliana Salvatore Totò Cuffaro ha chiesto la grazia al capo dello Stato. Cuffaro si trova detenuto da 4 anni (con 3 ancora da scontare) nel carcere romano di Rebibbia, dopo essere stato condannato per favoreggiamento aggravato di Cosa Nostra: la domanda dell'ex governatore è stata trasmessa dagli uffici del Quirinale al procuratore generale Roberto Scarpinato affinchè esprima un parere.

Cuffaro, che non ha ancora chiuso il suo conto con la giustizia (risulta indagato per truffa e corruzione, al centro dell'inchiesta della magistratura ci sarebbe la decisione di stipulare un contratto con una società collegata alla banca giapponese Nomura per la cessione dei debiti della Regione, al tempo in cui Cuffaro ne era presidente, a tassi ritenuti fuori mercato. L’operazione avrebbe causato alla Regione un danno di oltre 175 milioni di euro), viene descritto come un "detenuto modello" ma, scrive Il Fatto Quotidiano di oggi, nell’orientamento della Procura generale potrebbe però avere un peso il fatto che l’ex presidente della Regione, costituitosi a Rebibbia il 22 gennaio 2011 subito dopo il verdetto della Cassazione, non ha ancora chiuso i conti con la giustizia.

Già nell’ottobre del 2013 l’ex presidente aveva tentato di uscire dal carcere chiedendo di essere affidato ai servizi sociali: voleva andare a lavorare da Biagio Conte, il missionario laico che a Palermo gestisce la missione Speranza e Carità: “Voglio servire il pasto agli umili”, disse l’ex governatore per convincere i giudici, ma la Cassazione non autorizzò la scarcerazione. Il rigetto era stato motivato dal fatto che lo stesso Cuffaro non ha fatto i nomi di chi “gli forniva le informazioni utili per aiutare il boss Giuseppe Guttadauro a sottrarsi alle indagini”.

TO GO WITH AFP STORY BY MARTINE NOUAILLE

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